Paolo “Turbolento” Tagliacarne è un imprenditore ciclista. Inventore tra l’altro della rete di ciclabili Strade Zitte e della Chase The Sun, la pedalata all’inseguimento del sole.
Abbiamo intervistato un personaggio davvero particolare: Paolo “Turbolento” Tagliacarne, fondatore della società sportiva Turbolento di Milano. Bocconiano atipico, tre figli, pedalatore per passione, inventore della Strade Zitte e della Chase The Sun, la più romantica sfida ciclistica su lunga distanza: 280 chilometri per 2500 metri di dislivello, dall’Adriatico al Tirreno, dall’alba al tramonto, inseguendo il sole nel giorno più lungo dell’anno.
– Come è nata la passione per la bicicletta?
“È stato un amore tardivo, a trent’anni, dopo aver pensato a lungo: ma come si fa a fare uno sport su una strada provinciale piena di traffico? Quando è nato il primo figlio ho deciso fosse meglio lasciare le vette e l’alpinismo. Così sono salito su una bicicletta e mi sono ricreduto. Soprattutto se si pedala sulle strade secondarie, le più silenziose e le più tranquille”.

– A proposito, cosa sono le Strade Zitte?
“Le strade zitte sono una iniziativa editoriale dedicata al turismo in bicicletta in Italia. Che racconta, traccia e condivide itinerari su strade a bassa percorrenza, per valorizzare e tutelare il territorio italiano. In armonia con la Costituzione, che all’articolo 9 parla della tutela del paesaggio e all’articolo 4 recita che ogni cittadino deve contribuire al bene del Paese”.
– Come è nata l’idea?
“Anni fa stavo pedalando in solitudine sulle colline dell’Oltrepò Pavese, canticchiando una canzone di Paolo Conte “…c’era questa strada, questa strada zitta che vola via, come una farfalla, una nostalgia…”. Dalla canzone è uscito il nome di quell’itinerario. Ma poi, quando gli itinerari sono iniziati ad aumentare, il nome è passato alla rete di strade mappate. Silenziosamente, negli anni le Strade Zitte sono diventate 350 per un totale di circa 35.000 chilometri che attraversano tutta Italia, da Nord alle isole. Sono tracciati fruibili da tutti: basta iscriversi alla newsletter e si possono scaricare le tracce”.

– Qual è la differenza con le ciclovie che nel frattempo sono nate o stanno nascendo, e come vi coordinate con loro?
“Dove possiamo, nei nostri tracciati, sfruttiamo anche le ciclabili o altre ciclovie, e cerchiamo sempre di collaborare con tutti gli altri soggetti, purché si vada nella stessa direzione, cioè quella di promuovere il cicloturismo. Da un anno, ad esempio, ospitiamo nel nostro blog interventi di altre ciclovie, come la Via Silente o Salento Bike Trail. Non per appropriarci dei loro itinerari, ma per creare sinergie”.
– Quali sono le tue Strade Zitte preferite?
“Amo le Strade Zitte dell’Oltrepò Pavese, a cui sono molto affezionato, anche se lo stato di manutenzione delle strade secondarie è disastroso. Ma in fondo sulle Strade Zitte lo sterrato è sempre in agguato, anche se con l’avvento delle gravel il problema è minore. Al secondo posto ci sono i Navigli tra Strade Zitte e Gravel Road, navigli minori e meno conosciuti ma magici, proprio nel cuore del Parco del Ticino, come il Naviglio Sforzesco, il Naviglio Langosco e il Naviglio di Bereguardo”.

– It’s a ride, not a race. Il claim della Chase the sun è già un manifesto. Come è nata l’idea della sfida con il sole?
“Una sfida che arriva dall’Inghilterra: nel giorno più lungo dell’anno mettiti alla prova per vedere quanti chilometri riesci a fare, dall’alba al tramonto. Un viaggio lungo un solo giorno, che però inizia la sera prima con la cena di gruppo a Cesenatico e si conclude con la cena all’arrivo, sulla spiaggia di Tirrenia. Il numero dei partecipanti si aggira ogni anno sui 300, in gran parte stranieri molto in linea con lo spirito dell’evento, mentre gli italiani fanno più fatica a rinunciare all’idea di competizione”.
– Dove si pedala e quali sono i punti più duri?
“Chase the Sun è un viaggio attraverso l’Italia, prima nella campagna romagnola, poi con la salita al Passo dei Tre Faggi, nel parco nazionale delle Foreste Casentinesi. Nella discesa lungo la statale del Passo del Muraglione c’è la sosta ristoro al Bar Cavallino di San Godenzo, con focaccia e finocchiona. A Firenze, si fa tappa in piazza Michelangelo per un punto selfie su Firenze e il cupolone. Gli stranieri poi si perdono nella città prima di risalire in sella per la salita a Carmignano, dove li attende un piatto di tagliatelle con ragù di cinghiale. A questo punto manca ancora un terzo del percorso: quello facile passa intorno a Monte Pisano, quello più duro sale al colle di Calci. Poi si tocca Pisa alla luce del tardo pomeriggio, prima degli ultimi chilometri sulla ciclabile dall’abbazia romanica di San Piero a Grado, fino a Marina di Pisa e poi a Tirrenia”.

– Cosa rende la Chase the Sun diversa dalle altre ride su due ruote?
“Non c’è classifica, non c’è podio, non ci sono premi. Anzi quelli che arrivano prima devono pagare la birra e a chi arriva dopo. Nello spirito di Turbolento, che ha nel DNA la filosofia del gregario: non si lascia mai indietro nessuno, neppure i tapascioni. Tanto che stiamo pensando a un’edizione in due tappe di 140 chilometri al giorno. Chi partecipa, poi ritorna e porta anche gli amici. È come stare in una grande famiglia”.
– Quando è stata l’ultima volta che hai pedalato per piacere e non per creare una traccia o un evento?
“A settembre dell’anno scorso alla Milano-Campiglia, evento che si tiene tutti gli anni per ricordare un amico, Roberto Palerma: pedalare ricordando, ricordare pedalando. Siamo partiti da Milano verso Soragna e la Pietra di Bismantova, per arrivare alle Apuane e alle Cinque Terre attraverso il passo della Pradarena, un tratto di strada che in bellezza potrebbe superare l’Oltrepò”.
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