Due ragazze a spasso sulle ciclabili della Val Chiavenna in modalità bikepacking. Un’avventura in tre tappe, tra laghi e montagne.
La bici non è proprio il mio elemento, preferisco muovermi con i piedi ben saldi a terra, ma ogni occasione è buona per imparare qualcosa e buttarsi in una nuova avventura.
Così armata del mio vecchio bolide, una Olmo Sahara che conta parecchi anni e qualche acciacco (ma nonostante questo regge alla grande), ho risposto subito con grande grande entusiasmo alla proposta della mia amica Camilla. Quattro giorni a spasso per la Val Chiavenna, lungo la ciclabile che dall’Italia arriva sino in Svizzera. Ecco com’è andata.
Un viaggio ecologico al 100%
Per evitare il traffico del ponte del 1° maggio, scegliamo di spostarci in treno. Da Genova, dove abitiamo, arriviamo a Milano Centrale e poi ci spostiamo a Colico, poco sopra al lago di Como.
Comincia qui il nostro giro che, per gambe allenate, potrebbe essere tranquillamente concluso in una giornata sola, dal momento che si tratta di circa 60 km con un dislivello che nei punti più ripidi tocca i 400 metri.
Noi, per goderci al meglio il percorso e visto che si trattava della mia prima volta in bici dopo tanto tempo – oltre che del primo bikepacking per entrambe – abbiamo scelto di suddividere il tutto in tre tappe alloggiando una notte in stanza AirBnb e due notti in campeggio con la tenda.

Primo giorno, da Colico a Samolaco: pianura, vento contrario e pizzoccheri
Il primo giorno ci accoglie con 20 km prevalentemente pianeggianti, la maggior parte dei quali lungo strade secondarie o ciclabili dedicate. Ad eccezione di un tratto sulla statale che mette in allerta il senso di sopravvivenza. Eh sì, sentire i camion passarti accanto non è proprio rassicurante.
Attraversiamo la campagna muovendoci tra diversi borghi, costeggiando laghi alpini e combattendo con il meteo, e il vento contrario. Pranzo al volo sul lago di Mezzola e si riparte in direzione Samolaco, un piccolo paese incastonato nella valle, meta finale della giornata che festeggiamo con una birretta fresca e una quintalata di pizzoccheri con formaggio locale.
Come punto di sosta per questa tappa abbiamo scelto l’Airbnb Casa Arina, molto comodo in quanto posizionato proprio sulla ciclabile, e inoltre centrale per poter esplorare i paesi di Samolaco (distanza circa 4,5 km) e San Cassiano Valchiavenna (circa 2 km).

Secondo giorno, verso Chiavenna: le montagne si avvicinano
Dal secondo giorno la musica cambia, le gambe si adattano al nuovo ritmo di viaggio e possiamo goderci un paesaggio sempre più aperto e incastonato tra le montagne.
Da Samolaco affrontiamo un falsopiano prima di imboccare un tratto di ciclabile sopraelevata che si apre sulle cime innevate dei monti circostanti. Uno spettacolo anche per la stagione in cui ci troviamo: la primavera esplode con colori e profumi intensi che contrastano con il bianco lucente dei nevai.
Costeggiamo il fiume Mera e risaliamo la valle che va a stringersi sempre di più fino ad arrivare al borgo di Chiavenna, dove comincia il tratto più ripido della giornata. Pedalando tra viuzze acciottolate e spuntoni di roccia entriamo nel Parco delle Marmitte dei Giganti, per arrivare dopo circa 210 metri di dislivello in salita all’ultimo tratto prima del campeggio Acquafraggia, proprio di fianco alle famose e imponenti cascate. E qui ci fermiamo per la seconda notte.

Terzo giorno, arrivo in Svizzera: nove chilometri davvero duri
La terza parte del viaggio è tecnicamente la più breve, ma anche la più impegnativa: quasi nove km e 300 metri di dislivello positivo (per fortuna quasi tutti nel bosco all’ombra).
Superato il tratto che affianca le cascate di Acquafraggia, lasciamo Borgonuovo pedalando lungo un breve tratto di strada statale prima di rituffarci nella ciclabile. Superiamo alcune piccole frazioni e ritorniamo a costeggiare il fiume. La vista si apre sempre di più, e i monti che la sera prima intravedevamo dal campeggio, si rivelano essere vette sopra i 2600 metri.
Arriviamo al Lago di Villa di Chiavenna e riprendiamo fiato, visto che alla Svizzera manca ormai pochissimo. Superiamo la dogana e siamo a Castasegna, dove ci fermiamo a pianificare l’itinerario del pomeriggio. È andata più o meno così:
“Guarda che ci sono meno di 50 km per arrivare a St. Moritz. Che facciamo, andiamo?” . “Che vuoi che ti dica, andiamo!”.
Piano B (che era meglio del piano A): direzione St. Moritz
Se c’è una cosa che ho imparato muovendomi spesso all’aria aperta, è che i piani si possono stravolgere mille volte. Specialmente in montagna, se il meteo e il fisico lo permettono.
Quindi, visto che il percorso da Castasegna fino a St. Moritz per noi non è percorribile in bici (si tratta di circa 49 km con un discreto dislivello, concretizzato soprattutto nella salita al passo del Maloja, quota 1815 m.s.l.m.), decidiamo di raggiungere St. Moritz con l’autobus.
La Svizzera è famosa per i suoi prezzi particolarmente salati, e ne abbiamo avuto subito prova: 35 € a testa inclusa la bici per un’ora scarsa di viaggio. Ma la vista ripaga ogni pedaggio.

Il ritorno lo facciamo però in bici attraversando zone di incontaminata bellezza. La prima parte del percorso costeggia il Lago di St. Moritz, uno specchio d’acqua incastonato tra montagne innevate. Via via che scendiamo, passiamo prima il Lago di Champfèr e poi il Lago di Silvaplana, percorrendo sempre strade secondarie immerse nel verde.
A Silvaplana, in alcuni tratti che costeggiano l’argine, specie quelli più boschivi e in ombra, c’è ancora un consistente strato di neve che resiste alle alte temperature, e che ci permette di divertirci un po’ testando la stabilità delle gomme.
Infangate e felici proseguiamo in direzione del passo del Maloja affrontando circa 6 km sulla strada asfaltata, dove il passaggio è comunque agevolato da una sorta di canalina che utilizziamo come guida.
Al passo del Maloja il panorama che ci si apre davanti toglie il fiato e, con un po’ di attenzione e molta fortuna, riusciamo ad affrontare i tornanti quasi in solitaria. Il ritorno al campeggio è quasi tutto sulla strada Cantonale, una via secondaria poco trafficata che ci permette di lasciare andare i pedali regalandoci una discesa spettacolare.
Si smonta la tenda e si fanno già piani per la prossima volta
L’ultimo giorno ci prende la malinconia del dover tornare a casa. Smantellata la tenda e messo sottovuoto tutto il contenuto del nostro zaino, ci apprestiamo a ridiscendere verso Chiavenna, dove nel primo pomeriggio ci aspetta il treno.
Anche in questo caso i più allenati possono ritornare a Colico in bici e da lì riprendere il treno. Noi per comodità abbiamo scelto di visitare in tranquillità Chiavenna riposando un po’.
Inutile dire che esperienze di questo tipo, seppur brevi, lasciano un segno importante e aprono la porta a mille idee e progetti futuri. E noi non vediamo l’ora di ripartire!
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