Una corsa che definire estrema è decisamente riduttivo: 400 km non stop in autosufficienza e auto-orientamento, nel cuore più selvaggio della Cina.
Un’area immensa e disabitata per oltre l’80%, temperature che passano dai + 30 ai -13, venti a oltre 100 km/h, ghiacciai, laghi salati, canyon, rovine storiche lungo l’antica Via della Seta: questo, in estrema sintesi, lo scenario in cui sta per prendere il via la seconda edizione della Ultra-Trail Gobi Race.
Una corsa (da non confondersi con la Gobi Desert 100, che sta svolgendosi proprio in queste ore con la partecipazione del grande Giorgio Calcaterra è che è lunga “solo” 100 km) che definire estrema è decisamente riduttivo: 400 km non stop in autosufficienza e auto-orientamento, nel cuore più selvaggio della Cina, in condizioni ambientali e climatiche tanto spettacolari quanti proibitive.
La presentazione della gara, che prenderà il via il prossimo 27 settembre, si è svolta a Pechino poche ore fa con la presentazione dei 40 partecipanti: molti cinesi e qualche occidentale, tra cui – unico degli italiani – Nico Valsesia, reduce dal record sul monte Elbrus dello scorso giugno.
Qualche altro numero per completare la “carta d’identità della corsa: 10 basi vita lungo il percorso, 150 ore il tempo massimo, 92h 52′ il tempo del vincitore della prima edizione, 2 i siti storici patrimonio dell’umanità attraversati, 3261 mt la massima altitudine raggiunta.
Ci sarebbe ancora molto da raccontare, su questo incredibile mondo del trail cinese, ma – per rimanere in ambito di cifre – il numero di ore di sonno perse dalla vostra cronista, causa fuso e voli con tempistiche deliranti, ammonta a circa 40… Per ora, quindi, fermiamoci a questa anticipazione: seguirà, nei prossimi giorni, il racconto dettagliato di quella che promette di essere una corsa (e un’avventura) davvero fuori dal comune.

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