Continua la sfida del nostro Roberto Maino, che per i suoi 40 anni ha deciso di correre tre maratone in tre capitali europee. Domenica è stata la volta della Città Eterna, ecco com’è andata.
Ed eccoci qua, pronti (o quasi) per la seconda tappa dei miei primi quaranta. Dopo avere corso per la prima volta la splendida maratona di Barcellona, ora tocca al “piatto forte”: Roma.
In effetti con questa maratona ho un rapporto di pendolarismo: mi ha stregato qualche hanno fa ed ogni anno è diventato appuntamento fisso. Solo chi l’ha corsa una volta può minimamente capire questo rapporto. 23° Acea Maratona di Roma, sto arrivando!
Correre nella città più bella ed affascinante al mondo è una esperienza che riempie il cuore e gli occhi; ogni metro di questo splendido percorso è suggestivo, magico, fatato. Peccato solo per quei maledetti sanpietrini che se poi dovesse piovere, (e pioverà, anche questa purtroppo è una certezza) diventano davvero insidiosi. E le strade sono talmente dissestate e rattoppate che le scarpe più adatte sono quelle per i trail. Ma Roma è Roma, e poi mica “ tutte le strade portano a Roma ?? ”
L’emozione di partire da Via dei Fori Imperiali, con quasi 17.000 atleti provenienti da 131 nazioni che si cimentano sulla distanza regina, ed altri 60.000 sportivi che partecipano alla Stracittadina (Fun Run di 4 Km), è qualche cosa di esagerato ed indescrivibile se non si prova.
Il mio pendolarismo inizia il sabato mattina, quando con gesti ormai consueti, prendo il treno che parte da Milano alle 8:15 ed arriva a Roma Termini alle 11:15.
A spasso per la capitale
Arrivato nella capitale, mi dirigo subito in zona Eur dov’è allestito il Villaggio Maratona per ritirare il pettorale. Personalmente è questo il momento che pesa di più, perché sai che ti aspetterà una fila di almeno 1 ora, e l’organizzazione è sicuramente migliorabile, ma oggi va bene comunque.
L’attesa è tanta e l’emozione inizia a salire quando aprendo la busta vedi il pettorale con stampato il numero ed il tuo nome, e dal colore capisci anche da che griglia di merito partirai la domenica.

La giornata è tipicamente primaverile e piacevole, ma l’argomento sulla bocca di tutti i runners presenti è lo stesso: “cavolo ma domani le previsioni prevedono acqua” e “voi avete visto quando dovrebbe iniziare a piovere”, poi ancora: “ma no, le mie previsioni danno acqua solo nel pomeriggio”.
Avendo sempre corso questa maratona sotto l’acqua, penso a come sarebbe stato bello correrla almeno una volta all’asciutto. Ma non mi illudo, e rivolgo la mia attenzione ad altro, anche perché orami si è fatta una certa e la fame si fa sentire.
E così, da buoni atleti simil salutisti, ci dirigiamo verso un baracchino di street-food parcheggiato proprio all’uscita della zona di ritiro pettorali. Poco importa se l’insegna riporta la scritta “pizza&mortazza”, ci avventiamo come degli avvoltoi sulla preda e facciamo razzia.
A pancia piena ci dirigiamo verso piazza di Spagna dove avevamo preso un B&B per la notte. L’idea iniziale era quella di restare qualche ora in camera a riposare prima di uscire nuovamente per la cena, ma il clima romano, la gente, e l’atmosfera viva ed euforica mi fa cambiare subito i piani, e quindi resto in camera giusto il tempo di cambiarmi.
Serata passata in zona Trastevere dove ceniamo in una classica trattoria a suon di bucatini, amatriciana e tiramisù. Giusto per confermare nuovamente i falsi stereotipi dell’atleta / maratoneta.
L’atmosfera è festosa e spensierata e la città all’imbrunire è ancora più bella e magica. Vorrei stare fuori tutta la notte, ma dopo avere passeggiato in lungo e in largo, mi dirigo al B&B per qualche ora di sonno.
Domenica: si corre ma…
Domenica mattina: appena apro gli occhi il primo pensiero è quello di cercare il rumore della pioggia dietro le persiane. Rimango qualche minuto in silenzio e presto molta attenzione, ma non sento nulla. Mi alzo, ma avvicinandomi alle imposte ho quasi timore di aprirle, invece sorpresa …. Non piove !!! O almeno non ancora. Quasi non mi sembra vero, ed infatti, controllo qualche previsione sui siti meteo, e la conferma arriva, implacabile.
Veloce colazione quasi svogliata, senza pensare troppo al carico, rapida preparazione ed in poco tempo mi ritrovo pronto sulla soglia della camera.
Mi dirigo su via Condotti, dove io con il mio completo canotta+pantaloncino running e l’immancabile sacco nero della spazzatura addosso, stono leggermente con il livello delle vetrine. Anche se per la verità con alcuni abiti di altissima moda, il mio attuale look da “barbon fashion street” alla fine non stona più di tanto. Quel “ricercato” sacco viola lucido dà un certo tocco di classe.
Bando allo shopping, questa mattina c’è da correre.
Arrivo in Via di San Gregorio, dove noi maratoneti passiamo davanti al maestoso Colosseo per entrare nelle griglie di partenza poste in Via dei Fori Imperiali. Qui la storia ti avvolge, e come dei moderni gladiatori, siamo carichi per l’imminente partenza. Solo essere qui, tra questo splendore, al cospetto del Colosseo, dell’Arco di Costantino, del Foro di Augusto e a dell’Altare della Patria, ti riempie gli occhi di emozione. E poi non sono mai partito così avanti. Mi godo questi momenti indelebili e mi sento fiero di essere Italiano.
Le emozioni ed i sentimenti svaniscono d’un fiato quanto inizia il count-down per la partenza. Vedo anche gli imprendibili africani: cavolo, questa volta parto davvero avanti. In tutte le altre occasioni ero partito sempre così indietro che quando finalmente passavo sotto lo striscione di partenza , dovevo verificare se era già cambiato il fuso orario o no.
Partiamo e nonostante la frenesia delle fasi iniziali, tutti i miei compagni di avventura sono stranamente tranquilli e rispettosi; nessun gomito alto o tallonate. Oops, dimenticavo: sto correndo questi primi metri con il gotha mondiale dell’atletica, questi corrono veramente forte e non hanno bisogno di sgomitare!

Lasciata Via dei Fori Imperiali, ci buttiamo subito in Piazza Venezia, dove costeggiando l’Altare della Patria, passiamo davanti al Campidoglio e prendiamo la prima breve salitella della giornata in direzione Circo Massimo.
In breve arriviamo al cartello che indica il terzo chilometro, e l’orizzonte che ci si presente di fronte non è per niente rassicurante. In breve due tuoni squarciano il cielo e la pioggia copiosa inizia a cadere sul gruppo.
Implacabile, ecco la pioggia
Dopo un primo momento di scoraggiamento, ma soprattutto non potendo fare poi molto se non stare particolarmente attenti ad indirizzare le falcate tra i sanpietrini bagnati e le buche, lo spirito del gruppo si rianima ed iniziamo ad accennare pure dei canti (e qui ho l’ennesima prova che se con la corsa posso barcamenarmi, con il canto proprio non ho speranze). Proprio come quando si canta sotto la doccia, anche se in questo caso l’acqua che il Dio Pluvio ci sta dispensando a piene mani è ancora più generosa ed abbondante …. E come direbbero da queste parti “Mortacci sua” !!!
Tant’è che iniziamo a prendere acqua al chilometro 4 in Via Ostiense. Il temporale estivo non dà tregua e ci accompagna ininterrotto fino al quattordicesimo chilometro, quando imboccando il lungotevere la pioggia copiosa lascia il posto al vento.
Se sotto la pioggia la sensazione di freddo non era particolarmente avvertita, ora con il vento le cose cambiano, ed alcuni runners sono costretti a cercare aiuto tra il folto pubblico presente su tutto il percorso. E qui capisci che il sacco nero della spazzatura quest’anno fa tendenza …. È l’oggetto più cool ed ambito in questi particolari momenti della gara.
Al Km 16 attraversiamo il Tevere su ponte Cavour e passiamo nei pressi di Castel Sant’Angelo, puntando dritti verso Via della Conciliazione. Di fronte a noi si presenta la Basilica di San Pietro in tutta la sua maestosità rappresentata dal colonnato del Bernini e dal Cupolone del Michelangelo.
Puoi essere credente o meno, ma questo passaggio è così suggestivo che sicuramente non può lasciarti indifferente. La maestosità ed il senso di “abbraccio” che si manifesta mentre gli corri incontro, lasciano il segno anche nei maratoneti più rudi.
In prossimità del passaggio alla mezza maratona riprende a piovere, ma almeno questa volta in modo non così copioso. Oggi gli spugnaggi possiamo proprio saltarli.
Ritornando a costeggiare il Tevere, ci accoglie nuovamente il vento e questa volta fa danni. Vedo che alcuni compagni di gruppo sono costretti a rallentare e dopo pochi chilometri anch’io rimango “vittima” del connubio acqua + vento che mi costringe ad una “seduta tecnica” in prossimità del trentesimo chilometro.
Finite le incombenze, ne approfitto, prendo il ristoro e riparto. Ma è chiaro che lo stomaco non ne vuole sapere più di tanto di correre ancora per gli ultimi 12 Km, ed infatti dopo pochi chilometri mi obbliga ad una seconda sosta.
Riprendo nuovamente la strada ma oltre allo stomaco ora anche le gambe decidono di dare forfait, così da prima rallento molto l’andatura per poi essere costretto a camminare. Mancano ancora 8 chilometri al traguardo e nonostante ormai la mia gara sia compromessa, l’idea di ritirarmi non mi balena nemmeno lontanamente per la testa.
Raccolgo tantissimi calorosi incitamenti sia dal pubblico presente a bordo strada sia dai runners che mi passano. E’ qui che scopri nuovamente quant’è bello e ricco questo sport. Penso che non ce ne sia un altro dove trovi così tanto calore, incitamento e comprensione. E il percorso che si snoda tra Piazza Navona, Piazza di Spagna e Piazza del Popolo non può fare altro che spronarti ad arrivare al traguardo. Il pettorale va rispettato in qualsiasi condizione, anche quando, come oggi, le circostanze sono diventate avverse.
Ed ecco il traguardo

Piazza Venezia, svolta a sinistra e con l’altare della Patria sulla destra ed il Colosseo di fronte, imbocco nuovamente via Dei Fori Imperiali e passo il traguardo sotto l’ennesimo scroscio di acqua battente, che anche questa volta non è riuscito a spaventare i runners ed il foltissimo pubblico presente.
La gara “seria” ha visto trionfare l’Etiopia sia in campo maschile con Shura Kitata Tola, che ha sfiorato il record della corsa con 2:07:30, e sia in campo femminile con Rahma Chota Tusa che è riuscita a bissare la vittoria dello scorso anno in 2:27:23.
Roma, arrivederci al prossimo anno.
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