Correre nella neve, calzando scarpe che non obblighino a rinunciare al comfort e alla performance. Un tema molto di attualità vista la recente esplosione dei winter trail che sta mettendo alla prova numerosi produttori di calzature. La sfida, per loro, è conquistare una nicchia di mercato interessante ma ancora poco presidiata. A noi invece basta stare comodi. Ed eccoci allora a provare le Salomon S-Lab XA Alpine 2, approfittando delle prime, timide, nevicate dell’inverno.
L’aspetto minimal sembra bene augurante. Vuoi vedere, penso, che quelli della Salomon hanno rinunciato a ogni genere di raffinatezza per concentrarsi su impermeabilità e protezione? Errore. Il sobrio stivaletto nero e azzurro nasconde infatti un’altra scarpa, la Lab 5 Sense, con tutte le sue caratteristiche tecniche che l’hanno fatta amare dal popolo del trail: avvolgente, con chiusura quick lace, inserto in carbonio per proteggere la pianta del piede, intersuola in Eva modellata. Forse fin troppo, visto che non tutto ciò andrà direttamente a contatto con il terreno, ma lamentarsi per l’eccesso di qualità è impossibile.

Infilare il piede nel sistema combinato scarpa+ stivaletto non è un’operazione velocissima e va fatta con cura per evitare che l’allacciatura interna risulti troppo lasca oppure che possa comprimere. Chiusa infine la cerniera dello stivaletto, si può partire. La prima impressione è di comodità. Non ci si accorge quasi di indossare una calzatura del genere, pare di muoversi con una normale scarpa da trail.
Lo stivaletto è in tessuto ricoperto di gomma nella parte inferiore ed elasticizzato sopra, impermeabile al 100 % e sufficientemente traspirante. Lascia un po’ a desiderare la termicità. Muovendosi nella neve la temperatura -4° indicata dalla casa è appena sufficiente. Un fatto a cui si può ovviare scegliendo calze più pesanti, ma occorre saperlo prima dell’acquisto poiché la calzata è stretta. Quindi vale la pena prendere almeno mezzo numero più del consueto.

Nessun problema, naturalmente se si utilizzano le S-Lab XA Alpine 2 con climi non troppo rigidi o nella neve marcia di primavera. La caratteristica di non essere una scarpa calda risulta però vincente quando si corre in giornate di pioggia, anche senza neve: in questo caso la garanzia del piede sempre asciutto fa perdonare il peso (350 gr). Un particolare spesso decisivo sulle lunghe distanze.
La scarpa è senza dubbio stabile e ha una buona tenuta anche sulla neve dura e sulle rocce bagnate, mentre sul ghiaccio è insufficiente. Niente di strano per un modello non studiato per condizioni estreme, ma occorre ricordarselo e non farsi prendere la mano. In generale si tratta quindi di un’ottima calzatura, come da tradizione Salomon. Ma da lei non si può pretendere ciò che ispira a prima vista (e non nella tecnica).

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