Sellaronda. Lo pronunci e già t’immagini il meraviglioso impianto dolomitico intorno al Gruppo del Sella, con chilometri di piste e neve: uno spettacolo naturale tutelato persino dall’Unesco che lo contempla fra i Patrimoni naturali dell’umanità.
Skimarathon. Il termine dice tutto e racconta la fatica di una maratona con gli sci ai piedi, guadagnando e perdendo metri di dislivello, mettendo e togliendo le pelli di foca.

Sellaronda skimarathon. Basta semplicemente accostare queste due parole per intuire immediatamente il fascino di una manifestazione che disegna, in 42 chilometri e 2.800 metri di dislivello positivo, un percorso circolare che partendo da Canazei taglia i passi Sella, Gardena, Campolongo e Pordoi in un contesto davvero surreale, legato al suo svolgimento in notturna.
Sellaronda Skimarathon, che il 14 marzo ha vissuto la sua diciannovesima edizione, regalando a tutto il pubblico uno spettacolo davvero indimenticabile. E questo per diversi fattori.
Il primo concerne lo svolgimento della gara, posticipato di circa un mese rispetto alla tradizione per evitare il grande pericolo slavine legato alle abbondanti nevicate di febbraio: slittamento che si è tradotto in temperature primaverili suggellate poi da una luna piena e da un cielo sgombro, portatori di ottima visibilità.
Il secondo aspetto riguarda invece i partenti: al via c’erano 600 coppie, numero che rappresenta il record assoluto di partecipazione per questa specialità. Il terzo fattore da elencare è invece di carattere cronometrico: i vincitori del Sellaronda, Pivk e Lanfranchi, hanno fatto registrare il tempo di 3:06’14’’, nuovo record della gara maschile, al quale si accompagna anche il record della gara femminile fatto segnare da Martinelli e Pedranzini con un tempo di 3:52’21’’.
Da segnalare anche il fatto che le prime quattro squadre a tagliare il traguardo hanno chiuso la loro performance al di sotto delle 3:15’07’’, best time che reggeva dal 2009.
Sotto il punto di vista della cronaca della gara, si sono messe in evidenza sin da subito e fino alla discesa del Campolongo tre squadre: Reichegger e Holzknecht, Lenzi e Palzer, Lanfranchi e Pivk. Sono rimaste appaiate, alternandosi al comando fino ai piedi dell’ultima e lunga salita (7,5 chilometri per 634 metri di dislivello): chi ha avuto più testa e gambe in quel momento è stato Pivk che, dopo aver fettucciato Lanfranchi, ha dato a tutti una dimostrazione di forza assoluta, tirando la salita ad un ritmo impressionante e guadagnando così qui quei pochi minuti che son valsi alla coppia friulana- bergamasca la vittoria.
Avevo già assistito a gare di sci alpinismo ma mai m’era capitato di avvertire un’atmosfera così speciale, percepibile sia nelle chiacchere – pre e post gara – con gli atleti e con gli organizzatori, sia nello svolgersi della competizione. Il cambio pelli di Corvara, vissuto accanto agli skialper, è stato davvero esaltante sia per me che il folto pubblico presente.
Credo di aver vissuto una sorta d’apnea in quell’intervallo che andava dallo scorgere l’arrivo delle frontali fino alla loro ripartenza. Sebbene ci fossero speaker e musica, gli unici suoni che ricordo sono legati allo sfrigolio degli sci sulla neve, al respiro affannato e sostenuto degli atleti e al rumore delle pelli che si aprivano per esser montate con gesti sicuri e precisi.
Se per me è stato emozionante assistere solo ad alcuni momenti della gara, non oso immaginare quanto lo sia stato per Diego Perathoner (inventore e organizzatore di questa competizione), scomparso con i suoi tre amici dell’Aiut Alpin Dolomites mentre andavano a soccorrere due escursionisti che si erano avventurati fuori pista con le racchette da neve. Finirono sotto una valanga il 26 dicembre del 2009.
Pur non avendoli conosciuti personalmente, sono certo che dall’alto della Val Lasties, proprio lì dove la neve li ha travolti, oltre a fare il tifo per tutti gli atleti si saranno compiaciuti dello spirito della loro terra Ladina e di quel motto che è leitmotiv del comitato organizzatore del Sellaronda: inant con tia idees, avanti con le tue idee.
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