A pochi giorni dal suo ingresso nella “Hall of fame” dell’Everesting, abbiamo incontrato Stefano La Mastra per farci raccontare la sua impresa e come si diventa un ciclista dell’estremo.
Stefano La Mastra, o meglio Stefano LA, è conosciuto come il Cavaliere Oscuro del ciclismo per le sfide impossibili e massacranti che sceglie e realizza. Come l’ultima realizzato lo scorso 15 luglio: salire e scendere il famoso Passo del Ghisallo fino a raggiungere 8.848 metri di salita e, così, entrare di diritto nella Hall of Fame dell’Everesting, la sfida lanciata dalla community Hells 500 dove non ci sono né premi, né medaglie, ma solo la menzione nel sito http://www.everesting.cc.
Per la precisione l’impresa realizzata da Stefano La Mastra lo ha visto in sella per 14 ore, percorrere 234 Km, salire 9.077 metri di dislivello, compiendo 11 risalite al SuperGhisallo!
Ma chi è Stefano La Mastra?
- Sono un ragazzo di 35 anni (classe 1982) che ha una passione smodata per la bici e per la vita vissuta a modo suo, libero! La mia passione per la bici è nata nel 2011, quasi per gioco, e poi, essendo testardo e cocciuto come un mulo, è diventato una passione ed un amore totalmente coinvolgente. E’ stato inevitabile!
Cosa rappresenta la bici per Stefano?
- Rappresenta principalmente la libertà, da tutto e da tutti, dal lavoro, dalle pressioni, dalle preoccupazioni, dallo stress, dai rompipalle. L’unico momento in cui riesco veramente a vivere il presente, l’unico momento in cui tutto il resto svanisce, cessa di esistere, forse per quello che mi piace stare in bici più tempo possibile.
Non essendo un professionista, come concili il tuo lavoro con questa passione e la preparazione alle tue sfide?
- È una faticaccia! Riesco a far convivere le due cose, ma non è così semplice conciliarle, e questo mi porta a fare delle scelte, dei sacrifici. Praticamente mi devo fare in quattro per riuscire a fare tutto. A fine giornata, tutti i sacrosanti giorni, per forza di cose, qualcosa rimane indietro e così me lo ritrovo il giorno dopo. Questo significa, ovviamente, niente relax e niente riposo. Due parole a me sconosciute! Devi veramente amare quello che fai, altrimenti una vita così non la farebbe nessuno per niente al mondo.
Quali sono state le tue imprese precedenti a Everesting?
- Ho scalato un sacco di montagne, in primis nel nostro fantastico Paese che non ha niente da invidiare a nessuno, e poi in Francia, Austria, Svizzera. Cerco sempre di trasmettere e di portare a casa qualcosa da ogni mia uscita, da ogni mia pedalata, ovviamente parlo di pedalate tra le 8 e le 14 ore, mi piace alzare sempre l’asticella un po’ più in su, e ancora un po’, e poi ancora, ancora…
Stefano ha un approccio atipico nel mondo ciclismo. La sua voglia di confrontarsi con sfide sempre più dure lo ha portato a scalare i passi alpini di mezza Europa, alternando le sue sfide di pura performance in solitaria a gare agonistiche, come la Milano-Torino su una bicicletta a scatto fisso che ha vinto nel 2015.
Stefano perché hai voluto tentare Everesting?
- Perché no?! Scherzi a parte in questi anni mi sono circondato inevitabilmente di “miei simili”, ciclisticamente parlando. Si dice “Chi si assomiglia si piglia”, no?! Quando inizi ad uscire per più di 8 -10 ore in bici, le idee vengono da sole, e poi detto tra di noi, mancavo solo io. Non ce la facevo più a vivere questo mio disagio (ridacchia).
Come ti sei preparato all’impresa?
- Pedalando ore e ore e ore. Alternando lunghi giri a lunghe salite. Parliamo di 4-5 uscite a settimana, 2-3 infrasettimanali di 2 ore massimo e sabati e domeniche infinite, dalle 8 alle 12 ore in sella. Alternando lunghe distanza a lunghe salite. Mediamente ho fatto dai 400 ai 600 Km a settimana, pari a una ventina di ore di allenamento. In questo modo ho abituato il mio corpo e la mia mente a trasformare la fatica in qualcos’altro: in soddisfazione, in piacere. Perché alla fine, la fatica…..non esiste!
Raccontaci qualche momento particolare che hai vissuto/provato durante la sfida.
- Sicuramente la prima salita, che mi ha messo in pace con me stesso e con il mondo: al buio, in solitaria, molto molto affascinante. Il ciclismo che piace a me, in poche parole. Poi gli amici che mi hanno accompagnato durante le salite, rendendo questa impresa qualcosa di ancora più magico. Ed anche l’ultima salita, il segmento che porta da Bellagio a San Primo, la più difficile, pensavo. Ma l’ho presa di petto ed è stata la più veloce di sempre. Assurdo ma vero! Il mio miglior tempo nei miei 5 anni di ciclismo su quella salita l’ho fatto sabato 15 luglio dopo 14 ore in bici. E questo la dice lunga, più di qualsiasi altra cosa.
Eri sicuro di farcela?
- Io ero abbastanza sicuro, chi mi conosce sicurissimo, non sono una persona che si arrende facilmente, anzi, ahimè, non sono uno che si arrende, punto.
Chi sono i tuoi sponsor?
- Per questa avventura devo ringraziare in particolar modo Albaoptics, Odlo, Piuwatt, Rushcycle, Pinarello e Ciclopedia. Mi sono stati tutti super vicino, mi hanno tolto dalle spalle un sacco di cose a livello organizzativo e non solo, come se fossi un atleta professionista (che non sono), senza di loro non sarebbe stato tutto così “facile”.
Progetti per il futuro?
- Oh mamma mia! Se mi dessero 1 euro per ogni idea o progetto che mi viene in mente potrei smettere di lavorare a vita. Diciamo che per l’anno prossimo vorrei chiudere Hell500, un’altra sfida di quei simpaticoni australiani, salendo 11.000 metri di dislivello in 36 ore, ma potendo inanellare diverse salite. Praticamente due mega tappe di montagna in una, una vera goduria insomma. E poi, e poi non vi posso svelare tutto, altrimenti come faccio a stupirvi l’anno prossimo?

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