Il Cammino di San Francesco, che noi abbiamo coperto da Rimini a La Verna, unisce le bellezze naturali e storiche a un profondo senso di spiritualità.
Il 2026 segna l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi (avvenuta il 3 ottobre 1226), un evento storico commemorato in tutta Italia. Cosa avrei potuto fare io da italiano camminatore, devoto della figura di San Francesco? Sono bastati pochi istanti per decidere: Il modo più idoneo per commemorare il patrono d’Italia è percorrere a piedi il suggestivo Cammino di San Francesco, che unisce la costa romagnola al Sacro Monte de La Verna. E con questo obiettivo ho deciso di partire. E così è stato.
Il Cammino di San Francesco sul tratto da Rimini a La Verna fa parte dei Cammini d’Italia e del circuito Cammini dell’Emilia-Romagna. È stato inaugurato nel 2013 in occasione dell’800° anniversario del passaggio di San Francesco in Valmarecchia, dove ebbe in dono dal conte Orlando Catani il Monte della Verna.
Cinque sono le tappe da coprire a piedi in cinque giorni per un totale di 110 chilometri. Tre invece le tappe per chi va in bicicletta per un totale di 120 chilometri, la maggior parte dei quali coincide con il percorso a piedi. Per i pernottamenti non ci sono stati problemi: le strutture sono molte e varie, dai donativi presso strutture religiose, ai B&B. Io ho provato entrambe le strutture, trovandomi sempre ben accolto. Per i trasporti all’andata ho usato il treno da Milano fino a Rimini, dove all’Ufficio Informazioni Turistiche della stazione ho ritirato la credenziale del Cammino con il primo timbro. Per il viaggio di ritorno è stato un pochino più complicato: taxi da La Verna a Bibbiena, da qui treno delle ferrovie toscane fino ad Arezzo, e poi ancora treno fino a Milano.
La prima tappa del Cammino di San Francesco
La prima tappa (22 km) parte dalla città di Rimini e conduce fino a Villa Verucchio. Questo tratto iniziale mi ha permesso di lasciare alle spalle la vivacità della città per immergermi nel tranquillo paesaggio della Valmarecchia, un’area ricca di bellezze naturali e di testimonianze del passato.
L’asfalto in questa tappa è più del 50% e il rischio di perdere la segnaletica a causa dei tanti incroci che si incontrano è molto facile. Se i chilometri di asfalto sono molti, con il caldo i problemi ai piedi si possono subito far sentire. E così è stato. Le scarpe che indossavo erano comode, però io cominciavo a sentire l’insorgere di vesciche sui talloni. Come mai? Dopo una sosta obbligata per capire quale potesse essere il problema sui miei talloni, ho scoperto che la causa delle bolle non erano le scarpe ma bensì i buchi che si erano creati sulle calze. Che, sempre per mia distrazione, erano troppo leggere e consumate. Un veloce cambio di calze, una bella medicazione e il problema ai piedi è stato risolto.
Con qualche chilometro in più nelle gambe, causa deviazioni impreviste, finalmente arrivo a Villa Verucchio, nota per il suo antico convento francescano di Santa Croce e il celebre cipresso che si dice piantato da San Francesco in persona. Dopo un paio d’ore di cammino lungo una strada sterrata che costeggia il fiume Marecchia, eccomi giunto finalmente al B&B di fine tappa.

Seconda tappa, da Villa Verucchio a San Leo
La seconda tappa (22 km) mi ha portato da Villa Verucchio a San Leo, attraverso paesaggi collinari, offrendomi scorci panoramici indimenticabili. San Leo, con la sua maestosa rocca che domina la valle, è un luogo che trasuda storia e spiritualità. Questo borgo medievale non solo offre la possibilità di visitare uno dei più importanti siti difensivi d’Italia, ma anche di riflettere sul percorso di vita di San Francesco, che qui trovò rifugio durante i suoi viaggi.
Terza tappa, da San Leo a Sant’Agata Feltria
La terza tappa (21 km) va da San Leo a Sant’Agata Feltria. Questo tratto attraversa dolci colline e boschi silenziosi, conducendo verso uno dei borghi più affascinanti dell’entroterra romagnolo. Sant’Agata Feltria è un luogo di grande bellezza, famoso per la Rocca Fregoso e il teatro Angelo Mariani, un piccolo gioiello della metà del Settecento, che è rimasto così ben conservato grazie alla cura e alla buona volontà di un gruppo di persone locali.
Questo paese di poco più di duemila anime è un luogo di pace, dove è facile sentirsi in armonia con la natura circostante. Un territorio piccolo ma grande allo stesso tempo, dove si trovano ben due conventi, uno dei Cappuccini e uno delle Clarisse, dove io ho soggiornato (a donativo) al termine della terza tappa immerso in un’“aurea di beatitudine”.

Quarta tappa, da Sant’Agata Feltria alle Balze
La quarta tappa (22 km) è forse la più suggestiva dal punto di vista paesaggistico. Le Balze, un piccolo villaggio montano sui mille metri di altitudine situato ai piedi del Monte Fumaiolo (sorgente del Tevere), rappresenta un passaggio chiave del cammino. L’aria fresca e i panorami mozzafiato mi hanno preparato spiritualmente all’arrivo.
Questo tratto è caratterizzato da una natura incontaminata, ed è stata una tappa in cui non ho incontrato anima viva. Un tratto del Cammino che mi ha fatto vivere una profonda esperienza in sintonia con l’ambiente. In più la locanda dove ho cenato e passato la notte è stata il massimo per l’accoglienza ricevuta, l’abbondanza e la bontà del cibo, degna del nome che porta: “Le Balze Ghiotte”. Grazie, Rosita, per la tua totale disponibilità.
Quinta tappa, arrivo al Santuario della Verna
La quinta e ultima tappa (23 km) porta dalle Balze fino al Santuario de La Verna (foto di apertura), il luogo dove San Francesco ricevette le stimmate. Questo tratto finale è un vero e proprio pellegrinaggio intimo, attraverso foreste di faggi e paesaggi montuosi. Si sconfina in Toscana, immersi nel Parco Nazionale Foreste Casentinesi, area naturale protetta nota come una delle foreste più antiche e ricche di biodiversità.
E come in ogni cammino che si rispetti, non poteva mancare la giornata “bagnata”. E pensare che sarebbe stata la tappa forse più panoramica. Dico forse, perché la pioggia e la nebbia mi hanno accompagnato lungo tutto il tragitto non permettendomi di godere delle bellezze naturali che mi circondavano. È andata bene così, vorrà dire che dovrò ritornarci sperando nel bel tempo.
Al Santuario dopo una doccia calda mi sono concesso, come suggeriscono tutte le guide del Cammino, una visita guidata a offerta libera (della durata di circa 45-60 minuti), che mi ha permesso di scoprire i luoghi clou della vita del Santo. Un Santuario organizzato benissimo per i pellegrini. Infatti dopo aver passato una giornata sotto la pioggia ho cenato e pernottato al caldo e all’asciutto. Perdonaci, Francesco!
Per chi vuole proseguire e ha altro tempo a disposizione, il Cammino non finisce comunque a La Verna, ma può arrivare fino ad Assisi o a Roma. Il percorso sul Cammino di San Francesco quest’anno per me finisce però qui: appuntamento al prossimo anno per la continuazione.

L’attrezzatura necessaria per affrontare un Cammino
Per affrontare questo, come tutti i Cammini, l’attrezzatura essenziale deve garantire leggerezza, protezione dagli agenti atmosferici e comodità. Scarpe da trekking, zaino (30L) con copri zaino, sacco lenzuolo, abbigliamento a strati (tecnico), mantella impermeabile, torcia frontale, borraccia, kit pronto soccorso, guida/mappa del percorso, cappellino, crema solare, occhiali da sole, coltellino multiuso e bastoncini da trekking (io sbadatamente li ho dimenticati a casa, ma sono fortemente consigliati per ridurre il carico sulle ginocchia).
Il materiale che preoccupa di più i camminatori? Senza dubbio le calzature. Meglio vecchie ma collaudate, piuttosto che nuove con un punto di domanda sulla reale comodità per un lungo viaggio. Io ho usato le Ultra Raptor 3 de La Sportiva, che prudentemente ho indossato per qualche settimana prima della partenza. L’importante è che siano ben strutturate, e le Ultra Raptor 3 lo sono, non necessariamente che coprano la caviglia ma meglio se hanno il colletto laterale avvolgente a protezione dall’ingresso di sassi e detriti.
Poi ci vuole una suola ben scolpita per avere migliore aderenza sui terreni sconnessi, e su questo particolare il marchio La Sportiva è una garanzia. Certo gli inconvenienti possono sempre arrivare inaspettatamente, e allora ecco che non possono mancare un paio di sandali, così da far respirare i piedi alla sera durante il riposo. E, perché no? anche per utilizzarli durante qualche tappa, soprattutto in presenza di vesciche o unghie compromesse.
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