Dopo avere messo in scena il temibile Icon, EcoRace ha firmato un altro grande evento sportivo: The Giant Livigno Stelvio Triathlon, che si è tenuto lo scorso 2 settembre, con partenza e arrivo a Livigno. Si tratta di un triathlon sulle classiche distanze del Mezzo-Iron (1.8 Km di nuoto + 96 Km di bici + 21 Km di corsa), ma atipico per quanto riguarda l’impegnativa frazione bici, nella quale è prevista l’ascesa ai passi del Fourn, Umbrail, Stelvio e Foscagno. Sulla linea di partenza c’ero anche io! E vi racconto com’era.
Mi presento fisicamente preparato ad affrontare il percorso e le insidie che mi aspettano. Certo, a differenza di quelli seri, io ad agosto mi sono allenato al mare ed ora mi trovo a gareggiare a 2000 metri… vabbè, come al solito sono in contro-tendenza, ma l’importante è comunque esserci ed essere pronto per la sfida.
L’unico aspetto che mi inquieta e mi spaventa è l’incognita del meteo. Seguendo l’Icon ho capito quanto il fattore meteo in queste gare e a queste altitudini sia una variabile fondamentale e determinante. Proprio per questo avrei sperato in una gara asciutta, magari con il sole, invece ho avuto una gara epica.
Dopo avere visto direttamente le sofferenze che hanno dovuto sopportare gli Icons per via delle pessime condizioni meteo, è proprio questo aspetto che mi spaventa e mi inquieta, ma l’amico Renato mi sprona e mi tranquillizza confermandomi che questa volta sarà lui a farmi compagnia, partecipando con me nonostante il massacrante Icon del giorno prima.

La domenica della gara
Controlliamo assiduamente tutte le previsioni meteo, e sono tutte concordi nel prevedere una domenica con molte nuvole e possibili brevi rovesci solo nel pomeriggio. Malgrado questo, l’organizzazione si trova costretta ad annullare la prima frazione natatoria in quanto le temperature del lago del Gallo sono calate così tanto da non garantire le condizioni di sicurezza della prima parte.
Così domenica mattina si parte direttamente per la frazione di bici, con i primi 13 Km pianeggianti che costeggiano dapprima il lago del Gallo per entrare poi nel caratteristico tunnel che in breve ci porta in Svizzera. Il clima è fresco, piacevole, ideale per una bella pedalata tra i fantastici paesaggi alpini…proprio come farebbe un turista innamorato delle montagne lombarde.
Peccato che la favola duri poco: solo pochi chilometri più avanti, attaccando la salita verso il passo del Fourn (2149 m) inizia a scendere qualche goccia di pioggia che in breve aumenta di intensità fino a diventare copiosa proprio mentre raggiungo la sommità del passo. In breve vedo i miei timori e le mie paure materializzarsi: freddo, pioggia e strada bagnata. Ho ancora vivo il ricordo di quello che hanno passato gli Icons e sinceramente non mi sento pronto per affrontarlo, mi voglio divertire e non ibernarmi.
Così infreddolito ma determinato, raggiunto il passo, mi copro con la mantellina ed affronto la lunga e magnifica discesa che porta fino in Val Muster (1375 m), prestando molta attenzione a non spianarmi. La strada è molto bella, con curve ampie e tratti scorrevoli che consentono di prendere parecchia velocità. È la prima volta che mi trovo in bici sotto l’acqua battente, e affronto questa discesa con molta prudenza, forse anche troppa. Mi accorgo che aggredisco alcune curve così piano che potrei essere multato dai gendarmi svizzeri per intralcio alla carreggiata. Imbarazzante!
Con i chilometri di discesa che scorrono sotto le ruote inizio a prendere confidenza con il mezzo ed in alcuni momenti mi sento quasi sfacciatamente normale. Non vedo l’ora che la discesa finisca per riprendere a pedalare; ho le mani ed i piedi intirizziti dal gelo e ho paura di raffreddarmi troppo.
Svoltando a destra si lascia la Val Muster per intraprendere dapprima la salita verso il passo del Umbrail (2503 m) per poi puntare verso il passo dello Stelvio (2757 m). Ricordando le difficoltà di Renato il giorno prima, all’attacco dell’Umbrail accosto a bordo strada per mangiare una barretta e bere prima di iniziare la salita. Penso di togliere anche la mantella, ma la pioggia è talmente insistente che desisto subito dal mio intento e me la tengo.
Questo momento di sosta mi serve anche per riprendere sensibilità alle mani e attaccare l’Umbrail con piglio giusto. E in effetti così è. Salgo regolare e a buon passo, senza mai strafare, recuperando molte posizioni e riuscendo anche a rincuorare qualche compagno di salita. Tra questi trovo il pettorale 42 (Filippo) che, a differenza di tutti gli altri, ha ancora voglia di scherzare, così dopo qualche battuta finiamo per scommettere una birra su chi arriverà per primo sotto lo striscione del traguardo. Ora sono ancora più motivato, così dopo poco lo stacco ed allungo, ho anche una birra da conquistare!
Continuo a salire e mi sento bene; ora i timori lasciano spazio alle certezze ed ormai la smania di conquistare finalmente lo Stelvio mi carica ancora di più, consentendomi di aumentare ancora l’andatura. Peccato solo che le nuvole e la nebbia ovattino tutto non rendendo così giustizia al maestoso paesaggio intorno a noi.
Raggiungo la sommità del passo Umbrail, dove la strada si immette su quella che porta allo Stelvio e… sorpresa! A malincuore gli organizzatori sono stati costretti a modificare il percorso, eliminando gli ultimi 3 km che avrebbero portato alla sommità dello Stelvio in quanto la neve non consente il transito sul passo. Mi scappa un’imprecazione secca e spontanea, perché oggi volevo conquistare il Gigante, oggi non mi sarebbe potuto sfuggire, invece dovrò rimandare alla prossima volta.
Faccio una breve sosta, giusto con un paio di bicchieri di the caldo, tento di riprendere sensibilità alle mani e quando ci riesco, chiudo la mantellina e inizio la discesa. Mi trovo subito dietro al mio avversario di giornata… il 42 oggi non mi molla! Facciamo un paio di chilometri affiancati in discesa, riuscendo anche a scherzare, almeno fino a quando il freddo ci blocca le mascelle impedendoci di continuare a parlare. Fa decisamente troppo freddo, e ben presto mi trovo con le mani ed i piedi intorpiditi, sento il freddo che cresce dentro di me, sono inerme nel combattere la sua avanzata. L’unica cosa che posso fare è continuare a scendere sicuro ma veloce, per planare più in fretta possibile fino a Bormio, dove potrò riprendere a pedalare e quindi anche a scaldarmi.
Mancano ormai pochi tornanti alla fine della discesa, ma ho entrambi gli adduttori bloccati dal freddo, tento di pedalare a vuoto, ma è tutto inutile! Lasciato Bormio per Valdidentro, finalmente riprendo a pedalare, ma devo accontentarmi di salire con un rapporto molto agile; le gambe sono ancora così intorpidite che stentano a ripartire, e di spingere non se ne parla nemmeno. Mi aspetta ancora la noiosa salita del Foscagno (2291 m) prima di raggiungere la zona cambio del T2 posta a Trepalle (2030 m). Finalmente sui primi chilometri del Foscagno mi riscaldo, anche se sento che le gambe sono state segnate dal freddo della discesa e restano a mezzo servizio.

Arrivo molto infreddolito in T2, dove tento di scaldarmi e recuperare un po’ di sensibilità alla mani con qualche bicchiere di the caldo. Mi cambio completamente ed esco, ma ovviamente la pioggia non molla. Accenno una corsetta leggera, ma gli adduttori sono ancora molto contratti e più che una corsa è un vero e proprio ciondolare.
Prendo il primo tratto in leggera discesa e vedo appena davanti a me il 42 (sì, proprio quello delle birre). Ci rincuoriamo a vicenda per qualche chilometro, facendo amicizia e promettendoci che ci saremmo comunque visti al traguardo per il terzo tempo e per le famose birre. Dopo qualche chilometro riprendo una postura quasi normale, anche se le gambe sono decisamente ancora provate per la botta di freddo presa nella discesa dello Stelvio, ma ormai il lago di Livigno è in vista e si prende il piano per gli ultimi 15 km.
Nella corsa speravo di avere un passo migliore, ma purtroppo oggi mi devo accontentare. L’anello degli ultimi km mi permette di incrociare dapprima quel fenomeno di Renato (che dopo essere diventato Icon poche ore prima, non contento oggi ha voluto fare filotto partecipando anche a questa gara, e sta già pensando a quale altra partecipare dopo il traguardo), e poi Filippo (il numero 42), ed a ogni incrocio una gran festa e tanti sorrisi.
Il Terzo Tempo
Concludo The Giant con emozioni contrastanti. Scontento per non avere nuotato, per non avere conquistato lo Stelvio e per il tempo infido che non ha consentito di godere appieno dello splendido giro, ma anche felice per avere comunque concluso questa impegnativa gara ed essermi pure divertito.
Alla fine in compagnia del fido Renato e del nuovo amico Filippo, ci siamo presi tutto il tempo per il pasta party finale e per XX giri di birre (il numero è stato omesso appositamente, per non perdere troppa credibilità su quanto raccontato fino ad ora!).
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