Massimo Chatrian, assessore allo sport, alla montagna e alla cultura di Valtournenche, è il responsabile della base vita locale del Tor des Géants. E’ lui che mi dà l’imprimatur: vale a dire una T-shirt da volontario e l’ok a restare con loro tutto il giorno per scoprire cosa si vive dentro la “pancia” del Tor des Géants. Questo il diario di una giornata iniziata alle 9,30 del mattino e conclusa alle 7,30 di sera.

H. 9.30. Degli atleti ancora nessuna notizia. Il primo, Oliviero Bosatelli, arriverà non prima di due ore. C’è un’atmosfera ancora rilassata. In cucina in ogni caso hanno già finito di preparare il rancio. Vassoi pieni di riso, formaggio, salumi, frutta secca e biscotti sono allineati sui tavoli. Qualcuno controlla a che punto è la cottura del brodo. Uno dei commissari tecnici (quest’anno ce ne sono una cinquantina) controlla i messaggi via What’s App. “Siamo tutti collegati, per le segnalazioni”, mi dice. “Ieri abbiamo squalificato un concorrente greco… per forza, era senza ramponi. Lo abbiamo controllato quattro volte, e ogni volta ne aveva un paio diverso perché se li faceva prestare dagli altri…” .

H. 11.30. Tutti ad applaudire il primo concorrente arrivato a Valtournenche: Oliviero Bosatelli, splendido 47enne. In ottima forma (almeno in apparenza). Fino ad ora, non si è mai fermato a dormire. La moglie, Nadia Bazzana, lo accudisce con amore. Lo asciuga, gli cosparge i piedi di crema (una crema “magica” che gli ha consentito di arrivare fin qui, dopo 239 chilometri, senza vesciche). I volontari gli portano pastasciutta al ragù e insalata di tacchino. E una bella birra.
H. 12,30. Manca ancora un po’ all’arrivo del secondo. Per i volontari è ora di mangiare. Vengono in fretta allestiti due tavoli apparecchiati con piatti e bicchieri di plastica. Si pranza tutti insieme, ridendo e scherzando. Il vino non manca, e la pasticceria locale ha fornito brioches e torta di mele ancora calda.
H. 14.30. Viene avvistato fuori dalla base vita il grande Bruno Brunod. E’ qui per aspettare il suo amico Oscar Perez.

H. 15.12. Lo spagnolo Oscar Perez entra nella base vita accolto da uno scroscio di applausi. Abbraccia con affetto Giuseppe Plat, volontario di 87 anni. Nel 2012 Oscar si era classificato primo, e quella vittoria la deve proprio a Plat, che lungo il percorso lo aveva aiutato a superare una brutta crisi. Perez ha già dormito un’ora, e quindi si limita a cambiare i calzini e la T-shirt (anche lui aiutato dalla moglie). Bruno Brunod gli rimette lo zaino in spalla, si abbracciano e Oscar riparte. Fratellanze nate sui sentieri di montagna.

H. 15.45. Giuseppe Plat mi racconta della sua amicizia con Oscar Perez. “Ero sempre qui a Valtournanche, a fare il volontario – mi dice -. Ho visto arrivare Oscar, ed era da solo. Non come quello svizzero là, che aveva uno staff che lo aiutava a fare tutto. Era buio, Oscar era stanco e voleva ritirarsi. Io gli ho fatto coraggio. Gli ho asciugato i vestiti mentre si riposava. E poi l’ho accompagnato per un pezzo di strada. Sabato, dopo avere vinto, è tornato qui a cercarmi, e ha voluto che ci fossi anche io con lui sul palco la domenica, per la premiazione. Il suo trofeo oggi lo teniamo a casa io e la mia compagna Enrica: ce lo ha regalato, e ogni anno in occasione del Tor lo portiamo qui nella base vita”.
H. 16.30. Arriva il terzo, lo spagnolo Julio Cernuda Aldecoa. Ad attenderlo la sua compagna e un assistente. Lo asciugano, lo massaggiano, lo accompagnano a riposare.

H. 17.30. Arriva il quarto della classifica, il francese Eric Ressencourt. I volontari gli si fanno intorno. Il turno è cambiato: quelli che hanno coperto l’orario 08-16 hanno lasciato il posto ai “colleghi” che resteranno fino a mezzanotte. Ma qualcuno è ancora lì, non riesce ad andare via. “Sì, è faticoso – mi dicono -. Ma se ami le tue montagne, lo fai volentieri. Del resto molti di noi hanno lavorato anche alla 4K. Se c’è da fare, siamo qui. Poi c’è gente che ci fa arrabbiare… Sul tratto che va dal rifugio Grand Tournalin a qua, i turisti avevano tolto tutte le bandierine, si erano riempiti gli zaini. Abbiamo dovuto rifare il percorso e rimetterle tutte: 150!”.
H. 17.53. Arriva il quinto, un altro spagnolo: Pablo Criado Toca, ormai “valdostano d’adozione”. Qui lo conoscono tutti, lo aspettano, lo coccolano.
H. 18. Arriva il sesto, Andrea Macchi. La compagna già da tempo lo attende alla base vita, allattando il figlio neonato. Glielo fa baciare quando entra sotto il tendone.
H. 18.16. Gli arrivi cominciano a farsi più ravvicinati. E’ la volta di Marco Betaz, valdostano. Che sia uno di qui, lo si capisce dal tifo da stadio che lo aspetta una volta entrato nella base vita. Lui non mangia seduto ai tavoli di legno: va direttamente a servirsi in cucina.
H. 18.40. Remigio Brunelli, responsabile di Tecnica Cina e accompagnatore di Lisa Borzani, è in fibrillazione. Lei è in arrivo, prima donna in classifica e ottava assoluta. “Ma ha problemi ai piedi – dice -. E’ già stata medicata a Niel, e adesso bisognerà intervenire di nuovo”. Lui ha già preparato tutto: la borsa, il cambio, le garze, il mercurocromo… “Poi sicuramente mancherà qualcosa… lei ci mette tutti in riga!”, dice. In genere ad aiutare Lisa è il suo compagno, Paolo Pajaro. Che però quest’anno si è iscritto alla gara ed è in corsa (anche se molte posizioni indietro rispetto a lei). Quindi a fare da assistente è il manager della scuderia Tecnica, per cui Lisa corre.

H. 18.50. Arriva Lisa Borzani. Piedi a parte (le vesciche non le danno tregua), sembra in buona forma. Mangia un gran piatto di riso al sugo. I volontari cominciano a girare nervosi tra i tavoli e la cucina. Tra qualche ora, qui ci sarà pienone. La notte si annuncia affollata, e anche domani ci sarà parecchio da lavorare. Fino alle 19.00: ora in cui la base vita di Valtournenche sarà ufficialmente chiusa e i riflettori si sposteranno un po’ più in là, a Ollomont e poi a Courmayeur per festeggiare i primi a tagliare il traguardo.
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