L’ultima serata del Milano Montagna Festival è stata l’occasione per incontrare il basco Javi Dominguez. All’edizione 2017 ha lasciato tutti a bocca aperta vincendo il mitico Tor des Geants (ultratrail di 330 chilometri di percorso per 24.000 metri di dislivello positivo) in 67 ore e 52 minuti, abbassando di oltre due ore il precedente record del 2013, detenuto dal suo connazionale Iker Karrera.
Fisico asciutto, espressione sorridente, molto calmo nei gesti e nei modi. Forse un po’ impacciato da tutta l’attenzione a lui riservata per la sua impresa al Tor Des Geants, Javi Dominguez non si sottrae alle mie domande, che vogliono cercare di scoprire chi è questo spagnolo di 43 anni che ha frantumato il record di una delle gare di ultratrail più dure al mondo (il Tor des Geants) senza quasi accorgersene.
Chi è Javi Dominguez nella vita di tutti i giorni?
Javi è un ragazzo di 43 anni, un ragazzo nato e cresciuto Vitoria Gasteiz, che è da sempre il mio terreno di allenamento, che lavora 8 ore al giorno come fisico in un centro ricerche e dedica il suo tempo libero ai due suoi hobby preferiti: la montagna e la corsa.
Quando è iniziata la tua passione per la corsa e il trail running?
Ho iniziato a correre quando avevo 30 anni, preparando la mia prima maratona su strada. Dopo 3 anni ho iniziato a correre fuori strada e a fare alcune gare di trail running. Ho scoperto che mi piaceva molto di più correre nella natura, lontano dalla città. E così mi sono lanciato nel mondo del trail running dove, ogni gara, vivo esperienze incredibili.
Vivi nei Paesi Baschi, vicino ai Pirenei. Qual è la magia di questa terra che ha “forgiato” molti atleti di punta, sia nel trail running che nello alpinismo?
Il Paese Basco ha molte montagne ed è molto importante nella cultura basca. È anche un luogo dove la gente ama molto lo sport, ecco perché ci sono molti buoni trail runner, scialpinisti, scalatori, ecc.
Quando e quanto ti alleni?
Durante la settimana cerco di allenarmi ogni giorno circa 1 ora e mezza. Questo è il tempo che ho dopo una giornata di lavoro. Durante i fine settimana posso allenarmi 5-6 ore, a seconda se sto preparando una gara ultratrail. A volte uso le gare per preparare altre gare, cercando di aumentare la quantità di ore totali o di chilometri durante la stagione.
Segui alcune diete specifiche o regole nutrizionali?
Io (cerco di) seguire alcune regole nutrizionali, specialmente durante la settimana. Cerco di mangiare sano e regolato, anche se le regole sono fatte per essere infrante, vero?
Come ci sente a far parte del Trailrunning Team Vibram?
Per me far parte del Trailrunning Team Vibram è un’opportunità unica e bellissima perché mi permette di partecipare a nuove gare, avere maggiore aiuto nella logistica e nell’organizzazione, ma soprattutto perché mi ha fatto conoscere ottimi amici: siamo un gruppo di persone che condividono gli stessi hobby e vanno molto d’accordo tra loro.
Di tutta la tua carriera, qual è stata la gara che ti è piaciuta di più?
Conservo bei ricordi di ogni gara che ho fatto nella mia carriera. Molto emozionante è stata la maratona su strada a Anglesy Island (Galles, Regno Unito). Una gara, per me, molto speciale perché è stata la mia prima gara su lunga distanza. Non meno importante la mia partecipazione all’Ehunmillak, un ultratrail lungo i paesi baschi di 100 miglia, che è stata la prima gara di ultratrail che ho vinto. Ma quella di cui conservo un bellissimo ricordo è il mio UTMB nel 2013, dove sono arrivato 3° assoluto. E’ sicuramente una delle gare che mi è piaciuta di più perché, per me, è stata perfetta sotto ogni aspetto: bel tempo, buone sensazioni e risultato eccellente, tutto è andato alla grande!
Condividi con noi un ricordo bello ed uno brutto del tuo Tor des Geants 2017.
Il TDG è una gara molto lunga, quindi hai il tempo di avere molti momenti buoni e cattivi. Nel mio caso devo dire che sono più quelli belli che quelli brutti. Un ricordo molto piacevole è stato quando mi stavo svegliando, da solo, immerso nel cuore della notte sotto un cielo molto chiaro, mentre stavo raggiungendo il Col de l’Entrelor. Mi girai con la sensazione di avere una telecamera con una luce molto potente puntata dietro di me. In realtà era la luna piena che splendeva proprio in cima al colle, nel pieno della notte. È una delle più belle immagini che conservo nella mia memoria. Un ricordo poco piacevole è dopo la base vita di Donnas, dove ho iniziato ad avere problemi alla caviglia, l’astragalo si è bloccato, e correre mi procurava un forte dolore.
Durante la gara, ti sei reso conto che stavi abbattendo il tempo record della gara? Che tipo di emozioni provavi?

Sapevo di essere al di sotto del record di Iker fin dall’inizio, ma di solito non mi importa di questo perché nelle gare lunghe non conta come inizi, ma come finisci. Tutto può accadere. Quindi ho cercato di continuare la gara in modo tranquillo, senza farmi prendere troppo dall’entusiasmo.
Quali sono i tuoi progetti per il 2018?
Non ho ancora programmato tutte le gare per il prossimo anno, ma nel mondo degli ultratrail vorrei correre a Madeira e l’UTMB. Poi mi piacerebbe tornare a correre alcune gare di casa come l’Ehunmilak, appunto, e la Zegama-Aizkorri. Nel mondo dello scialpinismo mi piacerebbe partecipare all’Altitoy ed alla Pierra Menta.
Qual è il tuo consiglio per chi volesse avvicinarsi al mondo del trail running?
Il mio consiglio principale è di avvicinarsi al mondo del trail running godendosi non solo le gare, ma anche gli allenamenti, assaporando ogni momento del correre in mezzo alla natura, anche senza iscriversi ad una gara, ma semplicemente correndo in montagna. E di aumentare le distanze passo dopo passo, senza fretta, senza puntare subito alle gare lunghe. Io stesso ho fatto il mio primo ultratrail dopo aver corso per sette anni per 30-40 km.
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