Un emozionante trekking tra le montagne della Majella, lungo i percorsi seguiti un tempo da papa Celestino V. Tra luoghi di meditazione ed eremi nascosti tra le montagne, lontanissimi dal mondo.
La particolare situazione di quest’estate è stata l’occasione per tirare fuori dal cassetto quei progetti pensati nel corso degli anni, ma sempre rimasti “in sospeso” per qualche motivo. Tra questi, quello che da più tempo tenevamo nel limbo era l’esplorazione del massiccio della Majella, uno dei tre parchi nazionali dell’Abruzzo, dopo quello omonimo e quello del Gran Sasso e Monti della Laga. Il Parco Nazionale della Majella è stato istituito nel 1991 e si estende per circa 74.000 ettari tra le province di L’Aquila, Pescara e Chieti.
Lupi, orsi e camosci nel parco nazionale della Majella
Uno dei motivi che ci ha spinto a programmare un trekking tra le montagne della Majella, dove in realtà non esiste una cima chiamata Majella (la vetta più alta è rappresentata dal Monte Amaro, che con i suoi 2.793 metri di quota è la seconda cima più alta dell’Abruzzo, seconda al solo Gran Sasso), è la particolare conformazione di questo territorio.
Il massiccio della Majella è una lunga e continua dorsale di 20 chilometri, che si allunga da nord a sud dell’Abruzzo. Qui si alternano infiniti altopiani dall’aspetto “lunare” e ampie creste dalle quali si innalzano numerose vette che superano i 2.000 metri di quota. Tra queste montagne vivono lupi, orsi, camosci e caprioli, protetti – oltre che dal Parco – anche dalle sette Riserve Naturali istituite al suo interno. Accompagnati dalle guide locali, non è così difficile potere ammirare questi animali nel loro ambiente naturale.
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L’altro motivo che ci attirava è che la Majella è sede degli antichi eremi rupestri usati da uomini di fede e pellegrini fin dagli albori dell’era cristiana come luoghi di preghiera e meditazione. Luoghi scavati nella roccia, anche a strapiombo su vertiginose pareti rocciose, nascosti nei boschi o nei canyon, e oggi raggiungibili grazie ad un’ottima rete di sentieri, ben segnalata e ben tenuta dall’Ente parco.

E non si può parlare di eremi senza parlare dell’eremita Pietro Angileri da Morrone, che sul finire del 1200 divenne papa con il nome di Celestino V. Anche grazie alla sua particolare vicenda umana e religiosa, è stato possibile annoverare il territorio della Majella tra i patrimoni dell’UNESCO della Perdonanza Celestiniana, quale Patrimonio immateriale dell’Umanità.
Che farai, Pier da Morrone? La vita di Celestino V
La vita di Celestino V è stata qualcosa di unico nel suo genere. Nato in Molise tra il 1209 e il 1215, mostrò fin da giovane una straordinaria predisposizione all’ascetismo e alla solitudine. Si ritirò nel 1239 in una caverna isolata sul Monte Morrone, sopra Sulmona, dove oggi sorge l’eremo di Sant’Onofrio.
Nel 1240 si trasferì a Roma, presumibilmente presso il Laterano, dove studiò fino a prendere gli ordini sacerdotali per poi ritornare nella sua amata Majella per vivere nella maniera più semplice possibile. Nel 1244 costituì una Congregazione ecclesiastica riconosciuta come ramo dei benedettini, denominata “dei frati di Pietro da Morrone”. Dalla quale, in seguito, nacque l’ordine dei Celestini.

Nel 1294 Pietro Angileri, eremita e totalmente distaccato dal mondo materiale, venne eletto Papa e compì il viaggio fino alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio in Aquila, l’odierna L’Aquila, in sella a un asino condotto dal Re Carlo II d’Angiò. Pietro venne incoronato papa il 29 agosto 1294 con il nome, appunto, di Celestino V.
L’atto più noto di Celestino V è la cosiddetta Perdonanza, tutt’ora in vigore, che elargisce l’indulgenza plenaria a tutti coloro che si confessano e si pentono dei propri peccati nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio.
Ma la vita da pontefice non era adatta a Celestino, e così rinunciò al pontificato dopo soli quattro mesi, e al suo posto fu eletto Bonifacio VIII. Pietro avrebbe voluto tornare nella sua Majella e finire lì i suoi giorni, da solo tra i monti, ma venne imprigionato nelle carceri di Rocca Fumone, nel Frosinate, dove morì nel 1296 alla veneranda età di 87 anni.
Tutta questa digressione sulla vita di Celestino V, per introdurre il percorso a lui intitolato creato dal Parco. Percorso che permette da un lato di scoprire gli angoli più selvaggi del massiccio della Majella e dall’altro di conoscere la storia e le tradizioni di questi luoghi, ancora oggi molto sentite dalla popolazione locale.
Il Cammino di Celestino è lungo complessivamente 90 chilometri, e può essere effettuato in sei tappe utilizzando la Rete Sentieristica Ufficiale del Parco e ricalcando i sentieri che, con molta probabilità, Pietro utilizzò per spostarsi da un eremo all’altro, da una valle all’altra.

Trekking tra le montagne della Majella: un Cammino per tutti… o quasi
Il trekking è stato disegnato con tappe non troppo impegnative che hanno, come meta di fine giornata, un borgo tipico del Parco. Attenzione però: in ogni caso, si tratta di un cammino di montagna, quindi sono necessari esperienza escursionistica e un buon allenamento.
Senza considerare che, per chi si avventura in piena estate come abbiamo fatto noi, le temperature possono essere alte. È sempre consigliabile partire al mattino presto e avere con sé almeno due litri di acqua a testa, oltre a frutta fresca ed essiccata, che fornisce liquidi ed energia, e altre cose da mangiare. Lungo i percorsi, le fontane sono rare e a carattere stagionale. Non sono presenti punti con possibilità di ristoro intermedi.
Sul sito del Parco (vedere le note tecniche in fondo all’articolo) è possibile avere informazioni sul meteo, lo stato dei sentieri, scaricare gratuitamente la mappa dei sentieri. Il Cammino nella sua interezza è percorribile solo a piedi e non in bici. Il cane al seguito non è consentito poiché alcuni tratti attraversano la zona A (Riserva integrale) del Parco, in cui l’accesso dei nostri amici a quattro zampe non è permesso.
Tutte le tappe del Cammino di Celestino
Il trekking tra le montagne della Majella parte da Sulmona dove, prima di iniziare a camminare, consiglio di ritirare presso il centro informazioni la Charta Peregrini, la Credenziale del Pellegrino, che può essere timbrata nei Centri informazioni del Parco presenti lungo il percorso. Una volta completata, dà diritto a ricevere il Testimonium, il certificato che dimostra l’intera percorrenza dell’itinerario.
Prima tappa: da Sulmona a Pacentro lungo la Valle Peligna
Ed eccoci alla partenza. La prima tappa è relativamente tranquilla ed è stata pensata come “tappa di ambientamento”. Dalla Stazione FS di Sulmona si prende il bus (vedere note tecniche) che porta a Bagnaturo, cinque chilometri più avanti, dove sorge il più grande complesso che i Celestini hanno lasciato in Abruzzo: la meravigliosa Badia Morronese.
Date le restrizioni del periodo, si consiglia di contattare la Badia per conoscere gli orari di apertura (0864.32849, Uff. 1, int. 5, visite guidate Ass. D. Munda 348.5616363). Visitata la Badia, si segue la strada asfaltata in salita sulla destra, seguendo il segnavia S che porta, in circa 40 minuti, all’eremo di S. Onofrio al Morrone (custode 339.2396322). Già che siete sul posto, consiglio di visitare lo stupendo tempio italico di Ercole Curino, che sorge sotto l’eremo, a lato del parcheggio auto.
Ritornati alla Badia, si segue la strada asfaltata per circa 200 metri, in direzione Sulmona, per poi deviare a sinistra per le frazioni Fonte D’Amore e Marane fino a raggiungere la strada provinciale per Pacentro dove si prosegue dritti per il sentiero Q10. Dopo un primo tratto su asfalto, superata una discarica, si sale, grazie ad una bellissima strada sterrata che passa tra campi coltivati e muretti a secco, fino al borgo medievale di Pacentro, annoverato tra i Borghi più belli d’Italia e sede di uno stupendo castello.
Impegno: 5 ore circa.

2a tappa: da Pacentro a Caramanico Terme, attraverso il passo di San Leonardo
La seconda tappa del trekking tra le montagne della Majella si presenta più impegnativa della precedente. Dal castello di Pacentro si deve prendere il sentiero Q1 che conduce al Passo di San Leonardo (eventuale possibilità di rifugio con ristorante e camere, che però quest’estate era chiuso).
La salita, mai eccessiva, regala un grandioso panorama che man mano si apre sul massiccio della Majella e le sue rave, i ripidi canali che conducono alla vetta del Monte Amaro.
Arrivati al passo, si seguono i sentieri Q8 e poi Q6 che, sempre in discesa, portano al borgo di Roccacaramanico. Dal bordo si prosegue costeggiando il monte Morrone (sentiero Q7) fino a intercettare il sentiero (S) per Caramanico. Giunti alla chiesa di S. Vittorino si prosegue per la strada asfaltata fino alla meta.
Impegno: 6.30 ore circa.

3a tappa: da Caramanico Terme a Decontra, per la Valle dell’Orfento
Questa è, forse, la tappa più suggestiva. Risale per intero la valle del fiume Orfento fino a Ponte della Pietra (m. 975), passa per l’eremo di S. Onofrio e si conclude al borgo di Decontra (m. 810).
Dal Ponte di Caramanico, sulla S.S. 487 (km. 1,35 dal centro), per il sentiero S si scende direttamente nella forra dell’Orfento. Il sentiero corre lungo il fiume, superando una serie di caratteristici ponticelli in legno, fino a raggiungere il Ponte di S. Benedetto.
Qui si abbandona il sentiero S per prendere il B2 e iniziare una salita in mezzo ad una bella faggeta che conduce a Piscia Giumenta (cengia orizzontale attrezzata con cavo in acciaio). Giunti a Ponte della Pietra si attraversa e – al bivio con S – si devia a sinistra per l’eremo (in 30 minuti). Visitato il piccolo luogo di culto, si continua in discesa fino a tornare al Ponte di S. Benedetto. Da qui si prosegue ancora verso valle (10 minuti) fino alla deviazione per Decontra (ristoro e ricettività) (sentiero B8).
Impegno: 6 ore circa.

4a tappa: da Decontra a Fonte Tettone, per i prati della Majelletta
Tappa molto bella che da Decontra sale alle ampie praterie di Pianagrande seguendo i sentieri P e B1. Segnalo, per averlo vissuto direttamente, che dopo un primo tratto nel bosco, la salita è tutta sotto il sole, per cui conviene partire al mattino presto per approfittare del fresco.
Giunti alla sbarra di Pianagrande, si può raggiungere l’eremo di San Giovanni o seguendo il sentiero sulla destra (segnavia S) più impegnativo, che presenta alcuni tratti stretti con vista spettacolare sulla Valle dell’Orfento d una breve cengia aerea. Oppure seguendo il sentiero B1 in direzione del Blockhaus per poi prendere, dopo 500 metri circa, il sentiero sulla destra che scende all’eremo e che presenta, nel tratto finale, una stretta scala su roccia.
Questo eremo è famoso perché costruito a strapiombo sulla montagna, e vi si accede salendo una stretta scala intagliata nella roccia e facendo un breve, ma adrenalinico, passaggio strisciando con la pancia sotto una cengia rocciosa. Evitate questi passaggi se soffrite di vertigini o non siete in ottime condizioni fisiche.

Dopo la visita all’eremo, si ritorna a Pianagrande, seguendo uno dei due sentieri descritti prima, fino a rincontrare il sentiero B1 che seguiamo fino al rifugio Di Marco e risaliamo gli ampi prati della Majelletta fino a incrociare il sentiero P che scende a Fonte Tettone (ristoro e ricettività).
Impegno: 7 ore circa.

5a tappa: da Fonte Tettone a Macchie di Coco, per la Macchia di Abbateggio
Da Fonte Tettone, partiamo seguendo il sentiero P, attraversando un prato che sale in direzione di una costruzione quadrata. Dopo un tratto a mezza costa, dal quale si gode di una bella vista sul sottostante Vallone di S. Spirito e il gruppo del Gran Sasso, si scende verso destra, immergendosi in una bella faggeta.
Dopo circa un paio d’ore si arriva all’eremo di Santo Spirito a Maiella (366.4249866, roccamorice@parcomajella.it). Dopo la visita personale all’eremo, si consiglia di farne anche una guidata (vale la pena!). Poi si segue il sentiero P-S, che dopo un primo tratto su asfalto diventa un comodo percorso che corre sul fondo del vallone fino a raggiungere Macchia di Abbateggio (ristoro e ricettività).
Impegno: 5 ore circa.

6a tappa: da Macchie di Coco a Serramonacesca, lungo il Vallone di Sant’Angelo
Da Macchia di Abbateggio, tenendosi sempre su segnavia S per tutta la giornata, si raggiunge il colle di Acquafredda seguendo la strada asfaltata. Da qui si prende il sentiero che scende, dolcemente, all’interno del Fosso Sant’Angelo di Lettomanoppello.
Attraversato il fossato, all’ombra delle imponenti pareti della Grotta di Sant’Angelo, si risale lungo una strada sterrata fino a toccare la strada provinciale che congiunge Lettomanoppello a Passo Lanciano, fino a raggiungere Fonte Pirella.
Ora percorriamo una bella strada sterrata che poi diviene sentiero. Con vista mare e passaggi tra antichi stazzi e muretti a secco, si scende all’eremo di Sant’Onofrio di Serramonacesca.
Da qui si prosegue ancora in discesa fino all’Abbazia di San Liberatore (tel. 339.4032310 – 327.7627384) e alle tombe rupestri lungo il fiume Alento. In circa mezz’ora si raggiunge l’abitato di Serramonacesca, dove termina il trekking. Da qui, con l’autobus, si rientra a Chieti Scalo, da dove è possibile dirigersi a Sulmona o raggiungere altre destinazioni (vedi note tecniche).
Impegno: 6 ore circa.

Il Cammino di Celestino presenta anche la possibilità di fare 2 varianti al percorso descritto che accorciano il tracciato (saltando però, secondo me, zone molto belle da vedere):
- VARIANTE A – da Badia Morronese a Caramanico per la vetta del Monte Morrone
- VARIANTE B – da Decontra a Macchie di Coco per Pianagrande e Valle Buglione
Entrambe le tappe sono molto impegnative sia per dislivello che per lunghezza, richiedono almeno 8 ore di percorrenza e sono adatte solo a escursionisti esperti (sono classificate EE). La loro descrizione è riportata sul sito del Parco della Majella. Segnalo che quest’estate la Variante A era chiusa causa un incendio che ha reso pericolosa parte del percorso.
Trekking tra le montagne della Majella, note tecniche sul Cammino di Celestino
Partenza: Sulmona (AQ)
Arrivo: Serramonacesca (PE)
Percorso: da Sulmona a Serramonacesca
Lunghezza totale del percorso: 90 Km
Dislivello positivo totale: 3.700 metri
Numero di tappe: 6 con 2 possibili varianti
Altitudine minima: 360 m
Altitudine massima: 1.850 m slm
Punti di interesse storico/religioso toccati: 7 eremi rupestri, 2 abbazie, 1 sito di tombe rupestri, 2 siti archeologici, 10 borghi storici
Logistica. Al termine del Cammino di Celestino, da Serramonacesca è possibile rientrare a Chieti Scalo dove si trovano bus (www.tuabruzzo.it) e treni (www.trenitalia.com) per le principali località abruzzesi.
Dove dormire. Al momento non esiste un elenco ufficiale delle strutture che accolgono i viaggiatori del Cammino di Celestino. Maggiori informazioni si possono chiedere direttamente all’Ente Parco o cercare sul loro sito.
La nostra esperienza ci ha sempre portato a contatto con persone molto gentili, cordiali e preparate, che ci hanno dato tutte le informazioni necessarie a compiere il percorso in autonomia, senza alcun problema.
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