Tre giorni in Svizzera, nel cantone del Vallese, per calarsi nel ventre del ghiacciaio dell’Aletsch e pedalare sulle e-fat-bike. What else?
Un’appassionante full immersion nello sport e nella natura: questo è stato il lungo weekend trascorso con base a Riederalp, un piccolo paese di 488 anime posto a 1.900 metri di altitudine. La caratteristica speciale di questo comune del Canton Vallese è che non ci arrivano macchine. Sì, esatto: è car free! Fantastico, in questi anni di nevrosi cittadine, trovarsi lì, nella serenità di solo bici e minibus elettrici che, silenziosi, dalla cabinovia vengono a prendere i bagagli dei turisti e li trasportano all’albergo scelto per le vacanze.

Siamo in una stazione sciistica, dove d’inverno, quando tutto è bianco, è possibile vedere massaie con le borse della spesa in mano e gli scii ai piedi spostarsi per le strade del paese. Ma ora siamo in estate, e anche in questa stagione il posto è speciale per chi ama fare sport: campi da golf, sentieri per il trekking, percorsi di mountain bike e… specialità unica del posto, dopo una lunga camminata, visita nelle grotte del Ghiacciaio dell’Aletsch, sì, proprio dentro, “per sentirne il respiro”. Ma andiamo con ordine.
Il primo giorno arriviamo a Riederalp e, dopo presentazioni e saluti, presto ci incamminiamo per una lunga passeggiata nella Foresta dell’Aletsch, nel cuore del patrimonio mondiale dell’Unesco. Attraversiamo paesaggi d’incanto, dove il verde è più verde, dove da un momento all’altro ti aspetti che sbuchi fuori Heidi da dietro qualche casetta di legno, e fiori ai balconi.
Siamo proprio in Svizzera, aria tersa, cielo azzurro. Arrivati nella foresta, uno dei più vecchi boschi di cembri d’Europa, il verde si infittisce, ci fermiamo in mezzo a un gruppo di alberi e la nostra guida ci consiglia di prenderci 10 minuti di relax e di silenzio, di ascoltare i suoni della natura, di abbracciare gli alberi… Io, da milanese imbruttita, penso che siano solo scemenze per esauriti, e riluttante affronto questi 10 minuti di vuoto, di silenzio. E invece che bello!

Nel silenzio davvero si sentono un sacco di suoni della natura (il vento, gli uccellini, il ruscello vicino), che magia questo forest bath (bagno nella foresta)! Peccato che quei pochi minuti finiscano in fretta.
In questa prima giornata, visitiamo anche Villa Cassel, un’imponente costruzione in stile vittoriano dei primi Novecento che troneggia imperiosa in una valle tra due rilievi. Da residenza privata del finanziere sir Ernest Joseph Cassel, fatta da lui costruire perché il dottore gli aveva consigliato aria di montagna per la salute, passa di mano in mano fino a che dal 1976 è residenza di Pro Natura, Centro di educazione ambientale e informazione, la maggiore organizzazione per la protezione della natura in Svizzera. È possibile anche pernottare. Noi abbiamo approfittato solo della sua deliziosa saletta da tè con gustosissimi dolcetti della casa. Ritorno in albergo, chiacchiere, cena e presto a dormire.

Il secondo giorno è dedicato alle grotte del ghiacciaio, che si raggiungono dopo quattro ore di trekking (tra andata e ritorno) e 1.000 metri circa di dislivello (sempre tra andata e ritorno). E in effetti, dopo una fatica che è valsa la pena fare, eccoci nei pressi del ghiacciaio più esteso delle Alpi, 23 i suoi km di lunghezza. Tante le opzioni per visitare le sue grotte, alcune invase d’acqua (e quindi non possiamo entrare), altre accessibili, seppur con attenzione.

Ed ecco che ci addentriamo. Belle e spaventose allo stesso tempo. Cauti ci infiliamo nelle viscere della montagna, scendendo di sasso in sasso verso il basso mentre sulla nostra testa una massa enorme di azzurro ghiaccio ci sovrasta. Inquietante. Penso che se ci succedesse qualcosa, al Tg del giorno dopo la gente “normale” direbbe: “Vabbè, che ci facevano lì dentro? Se la sono cercata”. Pensieri negativi a parte, l’esperienza è fantastica, unica, emozionante! È come quando si fa immersione in mare e, quando si è in profondità, si volta la testa verso l’alto: una massa gigante d’acqua è sopra la propria testa dando una sensazione di vertigine e di serenità allo stesso tempo. Da provare.

L’azzurro ghiaccio che è sopra di noi sembra un fiume in sospeso. Quando esco, sinceramente, mi sento sollevata, anche se comunque felice di aver provato un’esperienza unica. In albergo, sauna per chi desidera rilassarsi in pieno, e io sono tra questi, prima della gustosa cena a base di piatti tipici del luogo.
Terzo e ultimo giorno, escursione con e-fat bike: “e” sta per “electric”, cioè la bici è dotata di motorino per le salite più impervie che facilita sì, ma che bisogna pure saper gestire sennò ci si ribalta. E comunque le gambe devono ugualmente girare perché restano pur sempre loro il “motore” del mezzo di trasporto. E le salite qui non scherzano: per me che mi alleno solo nella piatta Pianura Padana, l’impresa è importante.

“Fat”, che in inglese significa “grassa”, sta per ruotone giganti, con molto grip e spessore che garantiscono un’ottima tenuta di strada. Eh sì, perché qui siamo su sentieri davvero dissestati, pieni di buche e sassi, che mai avrei pensato di poter affrontare. Dopo 60 km di percorso con dislivello importante, eccoci arrivare a una deliziosa baita, tutta legno e di fiori, dove pranziamo, ci salutiamo con gli ospitali abitanti del piccolo comune svizzero che con tanta gentilezza ci hanno accolto, e ci avviamo verso la cabinovia che ci riporterà a Brig, sulla strada del ritorno verso casa. E già la nostalgia colora i ricordi.
Per informazioni: Aletsch Arena (Riederalp, Bettmeralp, Fiesch, Eggishorn), Vallese, Svizzera.
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