Testo di Mirko Mottin
L’ultracycler Paola Gianotti si è messa in mente una grande idea: fare il giro del mondo a pedali ed entrare nel Guinness World Records.
Cos’hanno in comune Paola Gianotti e l’Upcycle, il bike caffè milanese? Tante cose. La prima, quella che si nota subito, è la passione. A Paola la si legge negli occhi. Le parli di biciclette, di montagne, di sport all’aria aperta e il suo sguardo guizza eccitato mentre ti ascolta e ti risponde. All’Upcycle, invece, la passione è intrisa nell’aria, nelle sedie, nelle bici appese.
La seconda cosa che hanno in comune Paola Gianotti e Upcycle è l’idea. Quella del locale è originalissima (soprattutto per una realtà come Milano). È l’idea di ripensare il tempo, la convivialità e la qualità delle relazioni sociali. È quella di spingere una Milano inghiottita dal traffico e dall’inquinamento, verso una circolazione più responsabile e a impatto zero e, soprattutto è un’oasi felice dove si puo’ leggere e lavorare in tranquillità, chiacchierare, informarsi o riparare la propria bicicletta o solo assaporare “un attimo di tempo senza l’assillo del tempo”.
L’idea di Paola è altrettanto grande. È quella di inforcare la sua due ruote a pedali e girare il mondo. Incontrando, assaporando, portando e ricevendo sorrisi e anche se alla fine cercherà di abbassare il record di percorrenza dei suoi quasi 30.000 km per entrare nel Guinness World Records, sicuramente anche lei vivrà il suo tempo sulla sella “senza l’assillo del tempo”. Per conoscere meglio il locale dovete andarci, per conoscere meglio Paola… continuate a leggere!

– Chi è Paola Gianotti?
«Eporediese (abitante di Ivrea), laureata in economia e commercio e appassionata del mondo outdoor e degli spazi aperti. Amo i viaggi “zaino in spalla” e la mia passione per lo sport mi ha portata a praticare dal triathlon allo sci alpinismo, dal sub alla thai-boxe. Da sempre credo fermamente che lo sport sia un momento di crescita e di formazione personale, oltre che una sfida dei propri limiti.»
– Anni?
«32, compiuti da poco.»
– Qual’è la tua situazione sentimentale?
«Fidanzata.»
– Che lavoro fai?
«Disoccupata. Avevo una società di team building che organizzava anche eventi culturali e sportivi. Quando l’ho chiusa ho iniziato a pianificare l’impresa.»

– Raccontaci qualche cosa della tua carriera sportiva.
«Ho sempre fatto sport a livello dilettantistico con molta passione. Arrivo dall’alpinismo e dal triathlon. Nella più giovane età giocavo a pallavolo e poi mi sono dedicata alla thai boxe. Ho sempre amato la montagna e ho scalato l’Aconcagua, unico 7.000 in America e il Kilimangiaro. Ho aperto un’associazione di triathlon e ho fatto diverse gare sulla lunghezza olimpica e mezzo Ironman.»
– Cosa vuol dire: quasi 30.000 km in bicicletta in giro per il mondo?
«Vuol dire 230 km al giorno, 10 ore di pedalata di media, 5 continenti da attraversare e 22 Paesi. Partenza il 12 ottobre e arrivo l’8 marzo (148 giorni totali. Il record è di 152 giorni. ndr).»
– Entriamo un po’ più nel tecnico. Come sarà organizzato il tour, come mangerai, dove dormirai, ecc.?
«Dormirò in un camper che affitterò nei 5 continenti e mangerò quello che troverò nei Paesi che vado ad attraversare. Avrò con me due persone che si dedicheranno principalmente alla logistica e che seguiranno tutti i miei spostamenti.»
– Quindi sarai meccanico, team manager e ciclista?
«Sì, sarò tutte e tre le figure.»
– Con che bicicletta affronterai i tuoi km? Quanti “copertoni” pensi di consumare?
«Utilizzerò un nuovo modello della Cinelli chiamato Hobo, che vuol dire vagabondo. Mi è stata progettata su misura dalla Cinelli ed è in parte in carbonio e in parte in acciaio. Privilegia il comfort, la resistenza e la leggerezza. Penso di consumare una quindicina di copertoni, ma dipenderà molto dalle condizioni delle strade che andrò ad incontrare.»

– Qual’è il vero obiettivo del tuo viaggio? Entrare nel Guinness World Records oppure c’è dell’altro?
«L’obiettivo è vivere un impresa unica che rimarrà nel mio cuore per sempre. È attraversare, con la mia due ruote, paesi affascinanti e diversi dal nostro. È sfidare i miei limiti e portare all’estremo il corpo e la mente. È portare un messaggio di positività e di solidarietà in tutto il mondo. È far vivere un sogno, attraverso i miei racconti, a tante persone che mi seguono. È provare a entrare nel Guinness.»
– Hai già pensato ai progetti che potranno scaturire da quest’impresa? Sia nel mondo del lavoro, sia nel sociale?
«Ci sto pensando e spero di riuscire a far nascere tanti progetti legati al mondo dello sport e del sociale.»
– Da casa, come possiamo seguire il tuo viaggio?
«Sulla mia pagina facebook o attraverso il mio sito web (qui potrete anche sostenere l’impresa di Paola con una donazione, ndr)
– Concludo con la classica domanda: qual’è il tuo sogno nel cassetto?
«Vivere delle mia passioni e poter continuare a viaggiare e conoscere il mondo attraverso la mia due ruote.»
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