Ebbene sì, anche in Italia si può navigare su fiumi e canali con la bicicletta al seguito. Per pedalare, visitare luoghi insoliti e scoprire il gusto del viaggio slow. Noi lo abbiamo fatto con Girolibero sulla tratta Mantova-Venezia.
Ci sono persone capaci di fare grandi cose dando l’impressione che sia tutto semplice, scontato, normale. Persone che non se la tirano, e che ti contagiano con la loro energia e il loro buonumore. Una di queste si chiama Pierpaolo Romio. Un vicentino che è stato capace di trasformare la sua passione per i viaggi e la bicicletta in un business da 17 milioni di fatturato. Ma soprattutto un visionario con i piedi saldamente piantati a terra, in grado di portare a spasso qualcosa come 20 mila persone ogni anno e di far loro sperimentare nuovi modi di fare turismo. Per esempio i viaggi in barca con bici al seguito. Una formula molto frequentata in Paesi come la Francia e soprattutto l’Olanda, ma del tutto originale in Italia.

A bordo dell’Ave Maria, una delle imbarcazioni della flotta di Girolibero, abbiamo “assaggiato” questa particolare vacanza che ha come ingredienti la barca, la bici, i fiumi, la buona cucina e la scoperta delle eccellenze italiane. L’Ave Maria copre la tratta Mantova-Venezia (e viceversa), spostandosi lungo il Canalbianco (anzi, per la precisione il Tartaro-Canalbianco-Po di Levante), un canale navigabile scavato seguendo l’antico letto del fiume Tartaro.
Alla scoperta delle eccellenze italiane
La nostra tre giorni a bordo ha preso il via per la verità sulla terraferma, e precisamente a Vicenza. Dove prima dell’imbarco abbiamo appunto visitato una delle poco conosciute eccellenze italiane: la Fondazione Bisazza, voluta dal patron dei rivestimenti in mosaico Pietro Bisazza, curata dall’architetto Carlo Dal Bianco e allestita in quelli che erano gli spazi industriali dell’azienda. Duplice la sua vocazione: raccogliere opere e installazioni di designer e architetti contemporanei che, nel corso degli ultimi vent’anni, hanno immaginato inedite applicazioni del mosaico; e ospitare mostre itineranti e progetti di design e architettura.

Con le immagini di questa Grande Bellezza negli occhi, ci siamo poi imbarcati a Zelo per iniziare il viaggio vero e proprio alla volta di Mantova. Sarà stata la stagione (metà novembre), saranno stati i panorami (acque grigie lambite da voli di aironi), sarà stata l’atmosfera (un silenzio a tratti surreale)… fatto sta che le pedalate lungo gli argini del canale hanno regalato – oltre alle immagini da cartolina – un’insolita sensazione di pace. Con il mondo e con se stessi.
Degustazioni golose
Grazie alla guida di Michela – soprannominata dai cicloturisti Mama Duck per la sua tendenza all’accudimento – il gruppo ha pedalato compatto lungo le ciclabili. Fondamentale la sosta al caseificio Ballottara, l’unico sopravvissuto nella provincia di Rovigo, per una robusta merenda a base di Grana Padano. E una vera sorpresa lo stop a Bergantino, per la visita al Museo della Giostra.

Confesso: ero decisamente scettica. Mi immaginavo una specie di visita di cortesia a un piccolo e polveroso museo di provincia. In realtà il Museo della Giostra è un autentico gioiello che racconta la storia di un paese del Polesine – Bergantino, appunto – capace di riscattarsi dalla miseria attraverso l’inventiva e lo spirito di iniziativa di tre meccanici ciclisti riconvertiti all’inizio del secolo scorso in giostrai.
Sì, va bene, la parola giostraio non bisognerebbe usarla perché “ha assunto un significato deteriore”, come avverte Tommaso Zaghini, ex insegnante di lettere e ora appassionato direttore del museo. Ma è sicuramente la più azzeccata per parlare di un mestiere che si è evoluto al punto da trasformare Bergantino in un distretto industriale che conta una settantina di aziende produttrici di attrazioni esportate in tutto il mondo (tanto per dirne una: la ruota panoramica di Taiwan, con i suoi 90 metri di diametro). Oltre a un centinaio di famiglie che continuano a viaggiare portando in giro i loro spettacoli itineranti.

Dopo la sosta a Bergantino, la pedalata riprende fino a raggiungere Ostiglia. Si sta facendo buio e l’aria è diventata davvero frizzantina. Non resta che risalire sull’Ave Maria, deporre bici e casco, e poi dedicarsi al rito dell’aperitivo. In cucina cuoco e aiuto-cuoco sono già al lavoro. A noi non resta che ingannare l’attesa con uno (o due) bicchieri di Spritz.
Una cucina da intenditori
E a proposito di cucina: dopo avere pedalato tutto il giorno, trovare in tavola piatti gourmet è davvero una delle gioie della vita. Un giudizio evidentemente condiviso da tutti quelli che frequentano le barche di Girolibero, dal momento che Pierpaolo Romio ha pubblicato addirittura un ricettario di bordo: “Siamo stati quasi costretti, perché tutti ce lo chiedono”.
Tra un piatto e l’altro, tra un bicchiere e l’altro, la barca scivola sull’acqua. A un certo punto, al di là delle vetrate, gli argini sembrano dilatarsi. Il buio si punteggia di lucine. Siamo arrivati a Mantova. L’Ave Maria ha attraccato a Porto Catena, a ridosso del centro storico. Qualcuno scende per una ricognizione. Altri preferiscono restare a bordo e aspettare il nuovo giorno per la visita alla città dei Gonzaga. Che ci accoglie infatti in tutta la sua maestosa bellezza, quando il mattino dopo inforchiamo le biciclette e varchiamo le mura.

Resta solo un rammarico, alla fine del viaggio: non averlo fatto tutto, come da catalogo. Il programma di questo tour, infatti, prevede otto giorni (sette notti) a spasso alternando pedalate e tratti in barca. Da segnalare, per chi volesse farci un pensierino: il prezzo – tutto compreso – è decisamente abbordabile: da 1.000 a 1.400 euro, in base al tipo di cabina e alla bicicletta scelta. Noi abbiamo usato le e-bike, ma è anche possibile optare per uno dei modelli cosiddetti “muscolari” (cioè a trazione esclusivamente umana). La scuderia di Girolibero conta oltre 2.000 biciclette, di cui circa 250 elettriche.
La tratta Mantova-Venezia non è comunque l’unica proposta. Oltre all’Ave Maria e alla Vita Pugna, operative su questa rotta, sono in funzione altre due barche che viaggiano in Provenza, tra Avignone e Aigues Mortes. La Vita Pugna, che comincia ad accusare i segni del tempo, verrà presto sostituita da una nuova e più moderna imbarcazione. Ma non si metterà in pensione: sarà probabilmente ancorata nella laguna di Venezia e trasformata in B&B. Pierpaolo Romio una ne fa e cento ne pensa.

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