Ci si arriva in 12 minuti dal centro di Bolzano con una funivia, e una volta lassù ci si sposta con lo storico trenino a scartamento ridotto. Una meta poco conosciuta, che riserva una serie infinita di sorprese. Prima tra tutte la possibilità di una vacanza “car-free” a contatto con la natura.
Siete mai stati sull’altipiano del Renon? Anche i più accaniti frequentatori dell’Alto Adige conoscono poco questo posto. Che spesso non viene considerato una vera e propria meta di vacanze perché si trova a un tiro di schioppo da Bolzano: appena 12 minuti con la funivia che parte dal centro della città. Eppure in quei 12 minuti succede una rivoluzione: si passa dalla civiltà al mondo della natura, dal traffico cittadino al silenzio dei boschi, dalla calura estiva all’aria più fresca che regalano i mille metri di quota dell’altipiano.
Per secoli al Renon ci sono andati in villeggiatura i bolzanini. Molti si sono fatti costruire lassù bellissime ville e case immerse nel verde, dove ancora oggi si rifugiano nelle serate estive e durante i weekend. E l’antica passione mitteleuropea per i Grand Hotel rivive negli storici alberghi Liberty dove si continua a respirare l’aria di inizio ‘900.
Uno dei più suggestivi è il Parkhotel Holzner, costruito nel 1908. Le boiserie sono ancora quelle originali, così come i lampadari e parte degli arredi. Le poltrone sono state tappezzate con stoffe acquistate in una teleria viennese specializzata nel recupero di disegni dell’epoca. Ed è proprio in questo albergo che noi abbiamo deciso di fare base durante una tre giorni alla scoperta del Renon. Una scelta strategica, dal momento che a due passi dall’hotel si trova la fermata Soprabolzano del trenino del Renon.

Il trenino del Renon, un gioiello di inizio secolo
Questo trenino è una delle principali attrazioni dell’altipiano. Quando la ferrovia a scartamento ridotto fu inaugurata nell’agosto 1907, era un autentico gioiello della tecnologia. Grazie all’innovativa trazione a cremagliera – realizzata sul modello dei trenini alpini svizzeri – poteva trasportare i passeggeri dalla centrale piazza Walther di Bolzano fino ai 1.000 metri di quota del Renon. Certo, il viaggio allora era davvero esclusivo: un biglietto costava più o meno come uno stipendio medio.
Oggi invece chi alloggia nelle strutture turistiche convenzionate del Renon riceve in omaggio la RittenCard, con cui ha libero accesso al trenino, alla funivia, alla cabinovia del Corno del Renon (una corsa a/r al giorno); oltre che a una serie di musei e castelli in tutto l’Alto Adige. Il trenino però non parte più da Bolzano, ma collega tutti i paesi dell’altipiano lungo un percorso di circa 6,8 chilometri che vengono coperti a una velocità decisamente “slow”: circa 30 km all’ora. Ideale per godersi il panorama in totale tranquillità. Sono ancora in servizio tra l’altro – due volte al giorno, la mattina – alcuni convogli formati da carrozze d’epoca rivestite in legno.
Ritrovare il proprio equilibrio
Il modo migliore per “prendere confidenza” con il Renon, è dedicare una giornata a passeggiare nei boschi e lungo i sentieri in leggero saliscendi che li attraversano. Noi lo abbiamo fatto in compagnia di Karl Unterhofer, una guida naturalistica che ci ha introdotto ai misteri delle cosiddette “escursioni balance”. Cioè le camminate che aiutano a ritrovare il proprio equilibrio. Un passo dopo l’altro, nel silenzio, facendo un vero e proprio Shinrin Yoku: il Bagno di Foresta che secondo i ricercatori giapponesi è in grado di potenziare in modo mirabolante le difese immunitarie.

Anche Sigmund Freud amava passeggiare tra i boschi del Renon. Nel 1911 trascorse le vacanze a Collalbo, e proprio da qui parte un sentiero che è stato a lui intitolato (Freudpromenade). Arriva fino a Soprabolzano, e può essere percorso in circa un’ora e mezza.
Tra le sorprese in cui si incappa passeggiando nei boschi del Renon, c’è anche l’antico maso Plattner (fermata del trenino a Costalovara), con il suo tetto coperto di paglia di segale. È un edificio vecchio di oltre 600 anni, che conserva all’interno – restaurati – gli ambienti originali: la Stube in legno, la cucina con gli antichi utensili, la camera da letto… Un tempo l’apicoltura era una delle principali attività del maso, e ancora oggi viene praticata. Tanto che nell’annesso shop si possono acquistare vari prodotti realizzati con materie prime dell’alveare: saponi, creme, pappa reale e soprattutto un’ottima grappa al miele.

La prima giornata sull’altipiano del Renon – trascorsa rievocando la Mitteleuropa, Freud, le antiche tradizioni contadine – si chiude però nel segno dell’attualità: ai tavoli della nuovissima Guesthouse Gloriette a Soprabolzano. Solo 25 stanze, un ristorante ricercato, un gioiello di architettura, e soprattutto una Spa sul tetto dell’edificio, con un’arditissima piscina che si protende nel vuoto come la prua di una nave.

Il bello di pedalare senza fare fatica
La seconda giornata sull’altipiano del Renon è all’insegna della bicicletta. Anzi: della e-bike, cioè la bici a pedalata assistita. Giusto una raccomandazione: prima di partire, verificate che la carica della batteria sia completa. Non fidatevi, se vi dicono che anche con mezza carica potete pedalare tutto il giorno. Soprattutto se la meta – come è stato nel nostro caso – si trova mille metri di dislivello più in alto: vale a dire sul Corno del Renon. Con i suoi oltre 2.200 metri di quota, è la montagna che domina l’altipiano. E da lì si può abbracciare con un solo colpo d’occhio tutto il Tirolo.
Ma veniamo alle bici elettriche: se non le avete mai provate, i sentieri battuti e le strade bianche del Renon sono il posto ideale per farlo. Una volta afferrato il concetto che bisogna agire su entrambe le manopole della bicicletta (su una per regolare il livello di “aiuto” elettrico, e sull’altra per cambiare le marce), si fila che è un piacere. Pedalare senza la minima fatica sulle salite più ripide grazie all’opzione turbo, è una soddisfazione rara. Ma non bisogna approfittarne troppo, perchè appunto l’opzione turbo “mangia” velocemente la carica della batteria.
Il nostro accompagnatore nell’avventura ciclistica è stato Hannes Lang, che ci ha guidato prima ai piedi del Corno di Renon, poi lungo il percorso ad anello Cieloronda, che corre tra distese di profumati pini mughi e regala una vista a 360 gradi sulle Dolomiti. Con lui abbiamo fatto anche tappa alla Baita Feltuner (indimenticabili i suoi taglieri di salumi e formaggi accompagnati da crema di rafano), prima di puntare le ruote delle nostre e-bike verso le Piramidi di Terra.

Piramidi di 25 mila anni fa
Cosa sono le Piramidi di terra? Si tratta di spettacolari formazioni geologiche che si trovano in varie località dell’altipiano del Renon, create dall’erosione di rocce moreniche in tarda epoca glaciale. Possono essere raggiunte camminando per sentieri panoramici lungo cui si trovano punti di osservazione e panchine. I pinnacoli delle piramidi sono formati da coni di materiale morenico, spesso sormontati da un masso.

Dopo la pedalata – che nonostante l’assistenza della batteria è durata quasi tutta la giornata – niente di meglio che passare un paio d’ore nella Spa dell’hotel. In cielo si stanno addensando nubi nere, attraversate da lampi di luce. Dalla finestra della sauna il temporale non fa paura. In quella casetta di legno in mezzo agli alberi del parco, ci si sente al sicuro sia dalla pioggia che dagli scompensi dell’umore. La stanchezza si scioglie in un abbraccio caldo.
Una bella occasione per provare il tiro con l’arco
Un’altra delle attività outdoor più gettonate sull’altipiano del Renon è il tiro con l’arco. Lo si può provare in un campo allestito di fianco al maso Lobishof , che si trova in mezzo a un prato poco fuori da Soprabolzano. Al tiro con l’arco abbiamo dedicato la nostra terza giornata sull’altipiano. E ne è valsa la pena.
Tanto per cominciare, qui non ci si limita a puntare a un bersaglio. Ma ci si avventura in una sorta di safari nel bosco, dove tra alberi e cespugli sono acquattate le nostre prede: volpi, mufloni, cinghiali e persino orsi realizzati in uno speciale materiale plastico su cui le frecce possono conficcarsi facilmente. Sempre che si prenda la mira giusta.
A dirigere – con infinita pazienza – questa partita di caccia per neofiti è Herbert Puff, che nonostante i suoi 70 anni ha ancora l’agilità di un elfo. È lui che ci insegna come tenere le gambe salde a terra; come imbracciare l’arco e tendere la corda fino a portarla vicino al viso; come rilasciarla con un gesto secco delle dita. Ed è sempre lui che riesce a seguire con l’occhio le traiettorie di tutte le frecce scagliate in mille direzioni, per poi recuperarle una ad una.

Tanta attività fisica è il pretesto ideale per concedersi poi un gustoso pranzo ai tavoli del maso Lobishof, dove vengono proposti i piatti tipici della cucina altoatesina: in primis i canederli asciutti e in brodo. Tra l’altro questo è uno dei pochi posti dove si può trovare il saporitissimo Graukäse, il “formaggio grigio” che oggi è diventato presidio Slow Food. Ottenuto da latte già scremato – e quindi molto magro – viene servito in genere in insalata con le cipolle affettate sottili. Per veri intenditori.
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