Il nostro Roberto Maino continua il suo tour tra le maratone più belle d’Europa. Dopo Barcellona e Roma, è stata la volta di Venezia.
Ed anche questa volta ci sono ricascato. E purtroppo l’aggravante è data dal fatto che quest’anno con questa siamo a tre. Ma è possibile avere un amico con il quale per bere una birra bisogna trovarsi per forza alla fine di una gara, e che quando va bene è “solo” una maratona?
A parte l’aspetto prettamente birraiolo, corro -ovviamente- anche perché mi piace. E quest’anno l’intento era quello di andare a bere un bel boccale tra le calli di una delle città più belle ed affascinanti del mondo: Venezia.
Gara preparata ad agosto, con ripresa della corsa “seria” facendo un po’ di fondo e mettendo una buona parte di kilometri in cascina. L’allenamento è proseguito poi in maniera molto dispersiva nel mese di settembre, quando molte distrazioni (skyrace e bicicletta) mi hanno portato ad un programma di avvicinamento non proprio ortodosso. Alla fine mi sono trovato senza nemmeno avere completato un “lungo” fatto seriamente.
Il giorno della gara
Tant’è che ci troviamo alle 4:00 della domenica mattina per prendere il pullman che ci porterà nei pressi della zona di partenza della maratona a Stra.
Non avendo fatto alcuna sosta, arrivati a Stra con largo anticipo, prendiamo in assedio un bar della zona, dove, dopo una breve colazione, iniziamo i riti della svestizione. C’è ancora molta incertezza su come agghindarsi per la gara: alle prime luci la giornata appare tipicamente autunnale, molto uggiosa con forte rischio di pioggia.
A mezz’ora dalla partenza, lasciamo il bar (ci eravamo accomodati così bene che la tentazione di una seconda colazione era più che tangibile) e ci dirigiamo verso la splendida Villa Pisani per il deposito delle borse e lo schieramento in griglia. Riusciamo però ad essere incantati dalla suntuosità della Villa e del maestoso parco che la circonda.
La partenza
Entriamo in griglia, e l’attesa della partenza è quasi snervante. Nei venti minuti che ti separano dal via, mentre sei li fermo sulle gambe ed anche un po’ infreddolito, nella mente affiorano dubbi e perplessità. O forse è solo uno stimolo ed uno sprono? Lo scopriremo solo tra qualche chilometro.
Ore 9:45: finalmente è tutto pronto e viene dato il via. Zona di partenza molto suggestiva con Villa Pisani alla nostra sinistra ed il Naviglio del Brenta alla nostra destra. Finalmente è finito il tempo dei pensieri ma si passa all’azione.
La partenza avviene in maniera molto ordinata e così, già dai primi chilometri, posso prendere un ritmo consono senza strappi. Con il gruppo che si sgrana, riesco anche ad vedere i palloncini dei Pacer delle 3 ore e dopo poco mi aggrego a questa allegra compagnia che si dirige verso l’abitato di Dolo.
Primi chilometri assolutamente pianeggianti ed ottimali per correre, ed anche il tempo plumbeo sembra tenere. La corsa è decisamente piacevole ed il contesto appagante: costeggiando il Naviglio del Brenta ogni tanto si scorgono dimore ottocentesche di grande fascino.
Senza accorgermene, lascio la compagnia dei Pacer e gradualmente allungo (anche perché la seconda parte con i ponti è più dura, e quindi se riesco a mettere un po’ di fieno in cascina ora, tanto di guadagnato). Raggiungo il festante abitato di Mira (12° Km dalla partenza) e punto dritto verso il paese di Malcontenta (toh’, che nome particolare. E poi casualmente è anche al femminile – e mi fermo qui altrimenti mi trovo contro tutto l’universo femminile !!-).
Al giro di boa
Lasciato l’abitato di Malcontenta, passo sotto lo striscione della mezza maratona (che segna la metà gara) e il tempo di passaggio mi rincuora molto. Ok, è ancora lunga e la parte più difficile deve ancora arrivare, ma se doso fiato e gambe, magari ci salta fuori anche un buon tempo.
In solitaria raggiungo la periferia di Marghera (22 Km) per poi puntare subito su Mestre (26 Km). Questi sono mentalmente i chilometri più difficili sia perché non ho raggiunto ancora i 32 (dove inizia il count-down alla fine) e sia perché la zona industriale che attraversiamo non è così paesaggisticamente piacevole come i chilometri precedenti. Sono un po’ nella “terra di mezzo” e le gambe sembrerebbero volere aumentare l’andatura per terminare questo tratto nel più breve tempo possibile, ma fortunatamente riesco ancora a controllare le emozioni e cerco di mantenere un ritmo costante.
Al trentesimo chilometro il percorso lascia la strada ed entra nel parco di San Giuliano dove, dopo un paio di chilometri ed un breve ristoro, prendiamo un cavalcavia che ci immette sul Ponte della Libertà.
In fondo a questo ponte c’è Venezia (così mi hanno detto), ma con la nebbiolina ovattata che ci circonda posso solo crederci e proseguire. Guardo avanti e vedo ad un centinaio di metri da me un altro runner, mi volto e dietro non vedo nessuno. Non ho punti di riferimento, la strada completamente dritta che si perde nella nebbia, la testa inizia a vacillare. Questo “drittone” infinito inizia a miniare la testa ed il passo, quando da dietro mi raggiunge un runner Francese.
Rallento l’andatura e riorganizzo le idee, ma i chilometri nelle gambe ed il paesaggio così piatto non mi aiutano. A metà ponte, come un’oasi, si materializza un ristoro. Rallento ulteriormente e senza molta attenzione allungo il braccio e prendo una manata della prima cosa che mi capita a tiro (ed onestamente non mi ricordo nemmeno cosa ho preso!) solo per rompere il ritmo ed uscire dal piattume.
Da questo interminabile ponte, finalmente inizio ad intravvedere la fine (chissà poi perché lo abbiano chiamato proprio ponte della Libertà!), ma sicuramente è una gran liberazione vedere il cavalcavia di svolta con il cartello che indica: Venezia Centro.
L’entrata a Venezia
Entriamo così formalmente a Venezia da San Basilio per essere subito rapiti dalla bellezza di questa città magica con l’isola della Giudecca alla nostra destra. Lo sguardo è letteralmente rapito e a fatica guardo dove appoggiare i piedi. Puntuali però iniziano a fare capolino i ponticelli da superare: se i primi sembrano anche suggestivi, man mano che si superano e se ne presenta uno successivo , tutta la poesia e l’ispirazione passano molto in fretta.
In breve transitiamo dalla “Punta della Dogana” dove il suggestivo ponte di barche ci traghetta letteralmente verso i “Giardinetti di San Marco” per raggiungere in breve la rinomata piazza.
A questo punto abbiamo già percorso più di 40 Km, ma il giro ad anello nella piazza è qualcosa di unico e indescrivibile. Inevitabilmente il ritmo cala per ammirare lo splendore che ci circonda. Il migliaio di persone festanti non fa altro che accrescere ulteriormente questo turbinio di grandi emozioni, e mi assopisco gustando tutto quello che ho davanti. Peccato solo al mio risveglio, entrando nella piazza i Pacer delle 3 ore mi riprendono e passano , ma non ho ne le forze e nemmeno la volontà per tentare di seguirli: voglio godermi ancora per un attimo questo spettacolo unico.
Ultimi chilometri da “brividi”, sia pei i ponti che mi separano ancora dal traguardo, sia per i nomi e le leggende delle rive che andiamo a percorrere. Uscendo dalla piazza infatti, teniamo la destra sulla riva degli Schiavi, passiamo il ponte dei Sospiri (dove gli schiavi vedevano per l’ultima volta la luce prima di entrare in prigione), per poi incanalarci sulla Riva di S. Biasio (macellaio “orco” che insaporiva i suoi sughi con corpi di bambini) per poi finalmente raggiungere il traguardo posto in Riva dei Sette Martiri (rappresaglia tedesca contro i partigiani nella seconda guerra mondiale).
Il traguardo
Taglio felice il traguardo dopo 3 ore e due minuti. Certo quei due minuti stonano un po’ su un tempo che sarebbe stato fantastico, ma alla fine sono felice di essermi gustato per intero anche quei due semplici minuti in più.
Per la cronaca prettamente agonistica, la vittoria della 32^ Huawei Venicemarathon è andata all’italiano Eyob Faniel. Dopo 22 anni riporta l’Italia in cima al podio, chiudendo la sua maratona in (2h12’16”), davanti a Mohammed Mussa (2h15’14’’) ed il marocchino Tariq Bamaarouf (2h16’41’’).
Tra le donne, nettissima vittoria dell’etiope Sule Utura Gedo che chiude in un buon 2h29’04’’, migliorando il record personale di oltre 5 minuti. Seconda, molto staccata, la keniana Priscah Jepeting Cherono (2h41’08’’) e terza la connazionale Aynalem Woldemichael (2h42’12’’).
Venezia, grazie per tutte le emozioni che mi hai saputo regalare. Sicuramente ci rivedremo presto: in effetti quei 2 minuti di troppo…
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