Le previsioni della vigilia lo avevano annunciato: una “finestra” di sole dopo le nevicate dei giorni precedenti. E infatti sabato mattina la Val Ferret si è presentata nella sua veste migliore ai 157 iscritti pronti ad affrontare il Winter Eco Trail, una corsa di circa 16 km (poi accorciati a 14 per le difficoltà tecniche del percorso, innevato di fresco) con un dislivello positivo di circa 150 metri. Partenza dal piazzale di Planpincieux, e un itinerario che si snoda lungo la pista da fondo con diverse varianti fino a Lavachey. Qui, dopo il ristoro, passaggio a Freboudze e ritorno al punto di partenza.
Grazie a due tendoni riscaldati, posizionati proprio accanto al gonfiabile dello start, i concorrenti hanno potuto cambiarsi e aspettare il via senza congelare. Nonostante il sole, infatti, il termometro segnava circa -10°.

Pochi minuti prima delle 11, tutti pronti a partire. Tre, due, uno… via! Il primo chilometro taglia le gambe a una bella fetta dei partecipanti. Tra l’altitudine (siamo a circa 1.600 metri di quota), il freddo e il fatto che i piedi sprofondano di una decina di centimetri nella neve, bisogna gioco forza rallentare l’andatura e impostare la respirazione. Non sono uno scherzo, 14 km in quelle condizioni. Più o meno – secondo le valutazioni dei tempi medi registrati dai partecipanti – vuol dire impiegare il 70% in più rispetto a quando si corre su strada.
Un ragionamento che deve avere fatto anche dj Linus, iscritto con il suo nome di battesimo (Pasquale Di Molfetta) nella categoria “veterani 2” e partito da Planpincieux insieme alla testa del gruppo. Ma mentre gli altri hanno fatto buon viso a cattivo gioco, rallentando l’andatura e decisi solo ad arrivare in fondo, lui dopo poche centinaia di metri ha pensato bene di ritirarsi. Non solo. Tornando indietro, a chi gli chiedeva come mai rinunciasse, ha risposto: «È una corsa da deficienti». Per (sua) fortuna lo hanno sentito in pochi.

La “corsa da deficienti” in realtà è stata un’avventura entusiasmante. Complice il sole, che a un certo punto ha inondato la Val Ferret, il freddo non si è sentito. Si è sentita, quella sì, la fatica. Ma come spesso accade nei trail, l’atmosfera e lo spirito dei partecipanti l’hanno resa ben sopportabile. E se nelle prime file naturalmente c’era chi lottava per il podio, nelle retrovie si procedeva insieme chiacchierando, sbuffando, aspettandosi e incitandosi a vicenda.
All’arrivo, vin brulè e cioccolata calda per tutti. E gli ultimi concorrenti hanno trovato tutti gli altri (magari già docciati e cambiati) ad aspettarli sotto il gonfiabile del traguardo e ad applaudire. Perchè in un trail (e questo forse bisognerebbe spiegarlo a dj Linus) l’importante è arrivare. E gli ultimi sono bravi quanto i primi.

Postilla: dj Linus ha anche pubblicato un commento alla corsa nel suo blog, intitolandolo addirittura “Un poco tranquillo weekend da paura”. Ne riportiamo alcune righe: «Il fine settimana è bello quando è vario, anche se a volte sarebbe meglio un po’ di sana noia. Sabato mattina sono andato a Courmayeur, trascinato da un paio di amici appassionati di corse in montagna. Nonostante gli 8 gradi sotto zero lo scenario era bellissimo, ma solo 150 persone alla partenza avrebbero dovuto essere un campanello d’allarme. Detto fatto, la nevicata del giorno prima aveva reso il percorso impossibile e siccome ognuno è libero di scegliere il proprio destino, fatti ottocento metri (sì, solo 800) sono tornato indietro. E sono tornato a casa. Letteralmente. Per inciso, i miei amici che hanno corso i 15 chilometri ci hanno impiegato più o meno due ore. De gustibus».
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