Roberto Ragazzi e la moglie Laura Trentani si preparano ad affrontare per la seconda volta i gelidi territori dello Yukon, al confine tra Canada e Alaska. Una corsa al limite, dove il nemico numero uno è il freddo.
“Bello. Bellissimo. Ma davvero è già finita la nostra avventura nello Yukon?”. Questo il primo pensiero di Roberto all’arrivo della gara nel 2015, quando con la moglie ha tagliato il traguardo dopo due giorni e due notti trascorsi nella natura più selvaggia e incontaminata, con temperature che sfioravano i -50°. Allora i due avevano partecipato alla versione ridotta, “solo” 100 miglia, ma definita da entrambi come “un’esperienza totale”. Dopo aver ammirato la bellezza dell’aurora boreale e aver sentito l’ululato dei lupi nella notte, hanno capito che quella non sarebbe stata la loro ultima volta nello Yukon.
E allora senza pensarci due volte, tornati in Italia sul Lago Maggiore dove vivono, hanno ricominciato ad allenarsi. Obiettivo? Partecipare a febbraio 2017 alla nuova edizione della Yukon Arctic Ultra, questa volta però scegliendo il percorso più lungo.
300 miglia da percorrere a piedi (ma c’è anche chi sceglie la bicicletta o gli sci da fondo) in totale solitudine, trascinandosi dietro una slitta con tende, sacchi a pelo, viveri e tutto il necessario per sopravvivere 8 giorni (questo il tempo stimato) in uno degli ambienti più inospitali della terra, ma allo stesso tempo di una bellezza mozzafiato.
Roberto Ragazzi durante la Yukon Arctic Ultra nel 2015
Uniti dall’amore per la natura
Una coppia solida, unita da sempre dalla passione per i viaggi, la natura e la montagna, che ha deciso di mettersi in gioco. Medico ortopedico lei, fisioterapista lui, niente figli per scelta, hanno dedicato ogni minuto libero dell’ultimo anno a prepararsi sia fisicamente che mentalmente ad affrontare questa nuova sfida.

“Quando sei lì -spiega Roberto- il 40% è preparazione atletica, il resto lo fanno la testa e l’attrezzatura”. E infatti i loro sono allenamenti estenuanti, che mirano più che altro a preparasi a condizioni di grande disagio. Tutte le sere, quando fa buio, corrono un paio d’ore nei boschi vicino a casa e se piove e fa freddo tanto meglio, più le condizioni sono avverse meglio si preparano ad affrontare quello che li aspetta in Canada. Ma non è solo il fiato che devono allenare, “quando ti trovi a -50° ogni gesto, anche il più banale, -continua Ragazzi- diventa un’impresa titanica”.
E allora parte della preparazione consiste proprio nell’allenare la gestualità, vestiti con le attrezzature che utilizzeranno durante la gara provano ad accendere il fuoco, a sistemare slitta e vestiti e cercano di ricreare nella loro mente tutti gli scenari possibili e le difficoltà che potrebbero presentarsi.
Laura e Roberto all’arrivo
Un’impresa a fin di bene

Ben consapevoli della fortuna che hanno a poter viaggiare e scoprire il mondo, Roberto e Laura questa volta hanno deciso di mettere la loro impresa a servizio degli altri. E così hanno subito aderito al progetto Run4Africa che, nato qualche anno fa per iniziativa di Roberto Cimberio, ha già costruito una scuola in Burundi con lo scopo di istruire e formare i giovani al lavoro. Con un fitto calendario di serate, durante le quali la coppia racconta la propria avventura canadese, i due continuano la raccolta fondi per sostenere concretamente e ampliare questo progetto.
Laura e Roberto sentono di essere pronti e ormai contano i giorni alla partenza. Certo l’ottimo (e inaspettato) piazzamento ottenuto nel 2015 li fa ben sperare, ma i due rimangono con i piedi ben saldi per terra. Consapevoli che tra le lande ghiacciate dello Yukon “decide solo Madre Natura”. Sanno perfettamente che le variabili sono moltissime, ma loro si sentono pronti ad affrontarle. Insieme come sempre.
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